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Discarica di Trani, ecco l'esito del Piano di caratterizzazione: «Contaminazione primaria cessata, unico rischio restante legato al manganese»

Progetto e lavori del Piano di caratterizzazione della discarica, redatto dallo studio Cincavalli-De Pascali, si sono articolati con cinque tavole progressive ed attraverso i seguenti passaggi operativi: realizzazione di tredici, nuovi pozzi; campionamento del terreno durante la loro escavazione; rilievo freatimetrico; rilievi termici nel suolo con riferimento alla parte insatura, nonché multiparametrici lungo la colonna idrica dei nuovi pozzi di monitoraggio; rilievi per la definizione dei parametri idrodinamici dell'acquifero; analisi del biogas alla testa dei pozzi di monitoraggio delle acque.

All'esito della caratterizzazione del sito si è formulata l’Analisi di rischio ambientale per la risorsa idrica sotterranea: ebbene, «il rischio è risultato non accettabile per il manganese - vi si legge -, in quanto è stato riscontrato un superamento delle concentrazione della soglia di contaminazione in occasione dei cicli di monitoraggio effettuati».

Peraltro, insieme con la persistenza del manganese al di sopra della soglia ammessa per legge, l'altro dato negativo è che le indagini hanno confermato « l’ipotesi della presenza di una discontinuità nella barriera impermeabile della parete della discarica nel terzo lotto», quindi di una crepa attraverso la quale il percolato è fuoriuscito dalla cava ed è finito nella falda.

Va anche detto, però, che «il continuo degradarsi delle concentrazioni degli analiti che rappresentavano i superamenti della concentrazione della soglia di contaminazione nella falda dalla data del primo campionamento sino al 2019 (conclusione della prima tranche dei lavori realizzati sulla base dell’ordinanza sindacale di chiusura, che hanno condotto alla copertura del primo e secondo lotto), potrebbe essere dovuto al dilavamento degli “hot spot” di percolato presenti nel calcare fratturato presente nel sottosuolo, ritenendo pertanto cessata la fase attiva di contaminazione primaria».

Peraltro, i tecnici incaricati hanno valutato «la criticità nel riscontrare con certezza tale tesi», ma spiegano anche che «non si giustificherebbe diversamente il meccanismo che ha portato alla interruzione dello sversamento del percolato in falda».

Ciononostante, con opportuna cautela, gli stessi progettisti del piano di caratterizzazione hanno ritenuto «comunque necessario un monitoraggio continuo e il completamento degli interventi di messa in sicurezza dell’intero impianto».

Infatti, «gli interventi seguiti all’ordinanza sindacale mirano ad eliminare il meccanismo di infiltrazione di acque meteoriche all’interno della discarica (che determinano l’innalzamento del battente del percolato all’interno dell’ammasso dei rifiuti) ed alla corretta gestione del biogas. E tali interventi hanno ricondotto le problematiche della contaminazione della falda alla sola presenza del manganese, di cui si sottolinea la presenza anche a monte idraulica e che pertanto potrebbe anche ricondursi a valori di fondo.

In altre parole, «si evince che il completamento delle attività previste dall'ordinanza sindacale, in abbinamento ad un trattamento "in situ" della falda, necessario per ricondurre la concentrazione in falda del manganese ai limiti di legge, possano garantire la tutela ambientale della falda».


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