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Arrivano gli avvisi di pagamento Imu, undici imprenditori sbottano e scrivono al sindaco di Trani: «Siamo allo stremo, si prenda le chiavi delle nostre aziende»

«Caro sindaco, cara amministrazione, dopo gli innumerevoli appelli al sostegno nei confronti di noi imprenditori, ultimi sopravvissuti di un settore abbandonato a se stesso per anni come quello calzaturiero, non ci resta che scrivervi per chiedervi un appuntamento in cui consegnarvi le chiavi delle nostre aziende».

Questa la richiesta, forse anche più che semplicemente provocatoria, di Felice Corraro e dei suoi colleghi Laudo, Carbonara, Musacco, Bagnara, Fanelli, Ferreri, Avvenente, Leone, Di Bari e Conca. Nomi molto noti nel settore calzaturiero, uniti dalla comune difficoltà nel portare avanti le proprie attività dopo il lockdown e, soprattutto, spiazzati dall'avere ricevuto gli avvisi di pagamento dell'Imu.

La crisi riguarda tutta l'economia, tanti settori sono in ginocchio e le responsabilità, in molti casi, vanno ricercate ai vertici della piramide istituzione, e quindi in seno al governo.

Ma l'appello di questi imprenditori è proprio al sindaco, «perché non solo da mesi vi stiamo chiedendo un sostegno concreto che non è mai arrivato - scrivono in una nota -, né è stato mai preso in considerazione. Come se non bastasse, nonostante la norma vi conferisca la facoltà di spostare il pagamento dell’Imu, il Comune di Trani ha deciso di non adoperarsi e di mandare le letterine con la richiesta di pagamento. e questa è la goccia che fa traboccare il vaso».

I calzaturifici hanno riaperto con gran fatica, dopo avere bruciato confezioni ormai non più di stagione e ritrovandosi a navigare a vista in un mare di crescenti difficoltà: «Mentre noi ci barcameniamo, dopo aver interrotto la produzione per oltre tre mesi, per riprendere le nostre attività sopportando i costi fissi (bollette, affitto, stipendi) e addirittura dovendo provvedere da buoni padri di famiglia ad anticipare la cassa integrazione ad i nostri dipendenti e collaboratori, perché finora dallo stato non abbiamo visto un euro, ora ci viene chiesto questo ulteriore, enorme sacrificio economico. Ed allora, portatele avanti voi la nostre attività a queste condizioni. Spiegatelo voi ai nostri dipendenti ed alle loro famiglie perché saremo costretti ad arrenderci dopo anni di sacrifici».

Fra le nuove, impreviste difficoltà, il mercato di Trani che non riparte: «Gli ambulanti sono alcuni dei nostri clienti, i mercati si stanno svolgendo in tutta la regione da settimane, ma qui a Trani no, come se fossimo una nazione a parte».

Nel frattempo gli imprenditori calzaturieri riferiscono che «abbiamo chiesto un sostegno economico a fondo perduto per fare fronte alle spese, cosa che il Comune di Bari ha fatto. Abbiamo chiesto la riduzione delle aliquote sui beni strumentali come i capannoni per Imu e Tari, e per quest’ultima abbiamo chiesto la cancellazione della quota variabile per il periodo di chiusura: in risposta a tutto questo avete fatto orecchie da mercanti. Il vostro disinteresse e l'incapacità di mettere in atto delle strategie di sostegno concreto ci hanno portati all’esasperazione ci stanno conducendo al fallimento. Siete in attesa della misericordia ora del Governo, ora della Regione, ma qual è il vostro valore aggiunto? Noi siamo stanchi - concludono -, e non possiamo più lottare contro chi ha il dovere di darci una mano. Almeno abbiate la compiacenza di farci sapere dove e quando consegnarvi le chiavi delle nostre aziende».


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