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Scuola D'Annunzio, continua il percorso sulla legalità: incontro online con il fratello dell'agente di scorta di Falcone

Continua a non fermarsi il percorso sulla legalità avviato dal 3^ Circolo “G.D’Annunzio” che mercoledi’ 27 maggio ha visto realizzarsi un momento di grande intensità nell’incontro in web conferencing con Brizio Montinaro, fratello di Antonio, agente della scorta di Giovanni Falcone.

Un incontro organizzato con la collaborazione di Silvia Gissi del Movimento delle Agende Rosse e Pino Cassata , Presidente dell’Associazione “Peppino Impastato e Adriana Castelli” svoltosi con le alunne e gli alunni e la presenza delle famiglie. Tante le domande che hanno permesso di ricostruire, attraverso i ricordi, la personalità e l’umanità di Antonio Montinaro. Erano le ore 17.58 del 23 maggio 1992 quando la sua giovane vita fu stroncata da un’esplosione di potenza inaudita messa a punto dalla mafia per fermare il giudice Giovanni Falcone. Antonio, insieme a due colleghi e amici, Rocco Diccillo e Vito Schifani, viaggiava nella prima delle tre Fiat
Croma che accompagnavano il magistrato appena atterrato a punta Raisi, quando, all’altezza dello svincolo per Capaci, l’esplosione li travolse.

Entrano in punta di piedi i piccoli nella conversazione, chiedendo a Brizio che bambini fossero lui ed Antonio e tanti sono i ricordi legati alla loro infanzia: nati a Calimera,in provincia di Lecce, in una famiglia numerosa, Brizio maggiore di cinque anni era un lupetto, Antonio, piu’ piccolo, era un ragazzino estroverso e solare, che spesso lo seguiva in bicicletta, proprio come sono soliti fare i fratellini per emulare i più grandi. Ma nel percorso scolastico Antonio proprio non emulava il piu’studioso ed impostato Brizio.

Antonio non amava particolarmente studiare, ma era un generoso, sempre dedito agli altri, molto vivace, esuberante. E nel cercare la sua strada, come spesso avviene quando si lascia la scuola, Antonio si arruolò in polizia, trascorse alcuni anni del suo servizio alla Questura di Bergamo, poi alla sezione Volanti, e giunse a Palermo mandato d’ufficio al Maxi processo dove rimase colpito dalla figura di Giovanni Falcone che operava nel pool di Caponnetto. Di qui una formazione specifica e la decisione di far parte della scorta del giudice a cui si votò ed il cui nome diede al suo secondo figlio.

Ma le domande dei bambini hanno anche cercato di comprendere le emozioni, compresa la rabbia eventualmente provata all’indomani della strage. “Rabbia e’ una parola molto grossa e potente - risponde Brizio - che non ha mai caratterizzato il mio modo di reagire molto piu’ silente”. Ricorda benissimo quel pomeriggio di sabato quando apprese la tragica notizia con l’edizione speciale del Tg di Mariolina Sattanino: “In quei momenti si vive uno sconvolgimento, uno shock, si percepisce una dimensione inimmaginabile per chi non l’abbia vissuta, uno dei primi pensieri fu quello di mandare le mie sorelle a casa di mamma, per staccare la spina del televisore.” Ed in 28 anni Brizio ha cercato sempre di convertire la rabbia in forza positiva, cercando di divulgare, dare un contributo nelle scuole, tra i giovani, ma sottolineando che spesso i giorni delle manifestazioni sono frequentate da persone che vivono dell’evento, come se fosse una fiction.
Di qui l’importanza, invece, di percorsi di legalità che vedono la Scuola impegnata in prima linea.

L’attuale pandemia ha evidenziato le conseguenze di una depauperizzazione che ha colpito negli anni Sanità e Scuola, i due banchi di prova di una società trasparente e civile, i due livelli che dovrebbero essere i fiori all’occhiello di uno Stato sano, organizzato, efficiente, uno Stato che non lasci falle accessibili all’infiltrazione mafiosa. La mafia oggigiorno si e’ evoluta, si avvale di strumenti aggiornati, raffinati, non e’ piu’ nelle mani di persone semianalfabete. I figli dei mafiosi studiano in scuole prestigiose collocate all’estero, usano e padroneggiano la tecnologia, entrano nel mondo della finanza, operano come white-collar workers, portano nelle loro organizzazioni strategie operative che apprendono all’estero.

E’ qui che diventa importante il ruolo della Scuola e di uno Stato che sappia dotarla degli strumenti adeguati. Un appello rivolge Brizio ai piccoli ascoltatori, quello di amare lo studio, coltivarlo nei tempi giusti, poichè una volta smarrita la strada diventa piu’ difficile recuperare il tempo perduto,un appello anche volto all’interiorizzazione ed al rispetto delle regole sin dai primi anni di vita, una sorta di training formativo. E qui nasce l’impegno di Pino Cassata e Silvia Gissi nell’offrire progetti e percorsi di Cittadinanza attiva che vadano ben oltre la semplice ricorrenza di un anniversario e partano dal “ciuccio”.

La Preside del 3^ Circolo “G.D’Annunzio”, prof.ssa Angela Tannoia, desidera ringraziare Brizio Montinaro ed esprimere grande soddisfazione per la collaborazione con Pino Cassata dell’Associazione “Peppino Impastato e Adriana Castelli” e Silvia Gissi, giornalista rappresentante del Movimento delle Agende Rosse che hanno reso possibile un momento cosi’ intenso che ha visto coinvolti Scuola e Famiglia.


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