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Tremila euro dal Comune di Trani per un gatto, Merra replica alle accuse e rivela il referto: «Era in fin di vita, ecco cosa si è fatto per salvarlo»

Tremila euro per curare un gatto moribondo. Diversi consiglieri comunali hanno preso al balzo l’occasione per sparare a zero contro il Comune, colpevole, evidentemente a loro giudizio, di aver salvato un animale di affezione così come prevede la legge.

La cosa più grave (ma è una costante a cui purtroppo ci stiamo abituando) è l’uso subdolo della rete per veicolare giudizi e mettere in circolo insinuazioni quando sarebbe bastato consultare le carte per comprendere in modo chiaro ed inequivocabile il perché di quella somma.

Il gatto diventato celebre grazie ad alcuni consiglieri poco inclini a verificare i provvedimenti (sebbene ne abbiano la possibilità) è stato soccorso a febbraio scorso a seguito di un investimento.

Gli è stato applicato un sondino naso gastrico, gli è stata ridotta una frattura alla mandibola, una malformazione del palato, è stato sottoposto a tre radiografie ed è stato ricoverato per ben 43 giorni a seguito dell’incidente e delle successive cure che ne hanno evitato il decesso (è stato rivenuto con un grave sanguinamento dal condotto uditivo).

Cartelle cliniche, analisi e radiografie eseguite possono essere visionati presso lo studio veterinario intervenuto, non uno scelto da chissà chi, ma individuato dal Comune mediante istituzione di un albo dei medici veterinari per il servizio di primo soccorso da eseguirsi sui cani e gatti randagi incidentati e/o feriti e rinvenuti sul territorio comunale.

Sono consapevole del fatto che, anche a fronte di questa spiegazione, c’è chi continuerà a sostenere che i costi dell’intervento siano uno sproposito. A loro chiedo: che avrebbe dovuto fare il Comune? Rifiutarsi di salvare un gatto e farlo morire in barba a legge regionali, a sentenze della Corte di Cassazione e in barba alla convenzione europea per la protezione degli animali di compagnia?

L’episodio, per altro, non è il primo e non sarà l’ultimo. Già da diversi giorni è ricoverato in una struttura un cane con una frattura del bacino. Ed anche in questo caso i preventivi lasciano poco spazio alla fantasia. Finiamola dunque di fare campagna elettorale sul nulla, di far supporre come discrezionali degli interventi nei confronti degli animali omettendo di precisare che la normativa nazionale e regionale in tema di randagismo impone degli obblighi ben precisi a carico delle amministrazioni comunali, che nel momento in cui ricevono una segnalazione relativa a un randagio in cattive condizioni di salute sono tenute a intervenire ed a garantire le cure necessarie. Anche se costose.

Raffaella Merra (consigliere comunale)


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