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«Vi racconto il Coronavirus in Francia»: la testimonianza di Daniela Colella

Il Coronavirus sta mettendo a dura prova tutti gli Stati del mondo. Ciascuna Nazione sta cercando di arginare l'emergenza sanitaria che ovviamente è anche sociale ed economica.

Nella prima fase abbiamo raccolto diverse testimonianze di tranesi che lavorano e abitano al Nord o all'estero. Torniamo ora ad ascoltare la voce dei nostri concittadini e lo facciamo con Daniela Colella che ha vissuto a Trani dal 2000 al 2015 per poi trasferirsi a Parigi.

Qual è la situazione attuale in Francia?

Siamo rinchiusi in casa, sebbene i cantieri, luogo in cui lavoro, non sono stati chiusi a differenza della prima fase dell’emergenza. Per questo riesco a rispettare i miei ritmi della settimana, anche se molti amici lavorano in smart working e tutti i negozi sono chiusi tranne quelli che possono fare la vendita porta a porta e ovviamente i servizi come farmacie, poste o banche. Ho notato che adesso le persone sono quasi rassegnate e attendono quello che succede. Non c'è più la frenesia di voler continuare ad avere i contatti sociali.

A livello sanitario ed economico quali sono le misure che il governo francese sta mettendo in campo?

Sicuramente in Francia non possiamo lamentarci. Nel primo lockdown lo Stato ha dato ai cittadini una specie di disoccupazione pari all’80% dello stipendio. Per le piccole imprese sono stati sospesi alcuni pagamenti. Anche per quanto riguarda la sanità lo Stato francese si è mosso bene: è stato fatto un ottimo numero di tamponi gratuiti. Io ne ho fatti due e mi sono stati rimborsati e questo ovviamente ha agevolato molte persone.

Come sicuramente saprai, l’Italia è stata divisa per colori in base al livello di rischio epidemiologico. Questa scelta come è stata giudicata da voi?

Partiamo dal presupposto che tutti gli Stati stanno cercando le soluzioni migliori per i cittadini. Durante il primo lockdown la Francia ha criticato l'Italia per le decisioni prese. Questa volta, invece, vi abbiamo in qualche modo anticipato. Ovviamente non sono in grado di poter dire chi sta facendo le scelte migliori perché in questo momento non bisogna giudicare le decisioni prese.

L’estate italiana è stata caratterizzata, in molte città, da una sorta di “liberi tutti”, come se il Coronavirus fosse scomparso da un giorno all'altro. La stagione estiva in Francia, invece, come è stata vissuta?

I francesi, seppur siano un "popolo libertino", non si sono fatti molti problemi nel lasciare Parigi per andare in vacanza al sud della Francia, ma hanno rispettato le regole. Quando sono venuta in Puglia, invece, ho notato da un lato persone che indossavano la mascherina, altre invece no.

Adesso notiamo questo dualismo tra chi vuole un lockdown generale e immediato, e chi vuole restare aperto con maggiori sicurezze sanitarie ed economiche. Noti questa contrapposizione anche in Francia?

Penso che solo qualche Stato si possa permettere una chiusura totale e l’Italia non è tra questi, perché altrimenti io, come tanti altri italiani, non avrei lasciato il mio Paese per cercare lavoro altrove. Tutto dipende dalla ricchezza della Nazione. Per questo motivo, bisogna fare prima un’analisi sociale ed economica per dire se un Paese possa o meno fermarsi.

Manca più di un mese al Natale, ma già da ora si sta pensando al periodo natalizio. Secondo te come lo vivremo?

Qui in Francia si sente l’aria natalizia solo per gli addobbi che ci sono. In Puglia e in Italia il Natale è una festività molto sentita e non festeggiarla come da tradizione significherebbe fare un oltraggio al popolo italiano. Questo sentimento, invece, non c’è in Francia perché ci sono religioni diverse e quindi lo spirito natalizio non è molto radicato come in Italia.


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