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Giornata dei diritti dei bambini, Gisotti (Città dell'infanzia): «Si ignorano ancora molti problemi»

Oggi, 20 novembre, è la giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Passi in avanti sono stati fatti nelle politiche locali, regionali e nazionali, ma c’è ancora tanto da fare. Abbiamo chiesto a Serena Gisotti, fondatrice e vice presidente di Città dell’infanzia, di spiegarci la situazione attuale che vivono i bambini alla luce sia delle nuove tecnologie, sia per le conseguenze del Coronavirus sulla loro crescita.

«Vedo ovunque bei discorsi divulgati, sapientemente, a mezzo media, di istituzioni che parlano a favore del bene supremo dell’infanzia e dell’adolescenza, si presentano ad inaugurazioni di anni scolastici millantando sogni e grandezza. Ad oggi - dice Gisotti - non solo molti diritti sono calpestati, ma vi è un lassismo lapalissiano che ignora alcuni tra i problemi più drammatici che coinvolgono bambini, ragazzi e intere famiglie. A cominciare dall’abuso dei dispositivi tecnologici, cyber bullismo, violenze domestiche, assenza di docenti di sostegno, assenza di pedagogisti e così via. Il terzo settore, oggi, è il vero contrasto all’immobilismo della macchina istituzionale».

Sicuramente le nuove tecnologie hanno cambiato il modo di rapportarsi ai bambini e il loro modo di crescere: «I bambini di oggi vengono definiti “nativi digitali” e nascono con una evidente predisposizione all’utilizzo delle nuove tecnologie. Questo implica, spesso, anche un gap invalicabile con i propri genitori che si rivelano tre gradini al di sotto della conoscenza dei propri figli - spiega Gisotti -. La differenza cagiona, involontariamente, da parte del genitore, il disinteresse nelle attività, oggi, per la maggior parte del tempo svolte sui device. Le conseguenze, in alcuni casi, divengono nefaste. Ricordiamo il caso recente di Jonathan Galindo e il suicidio di un ragazzino di 11 anni. Il lavoro di tutela deve essere sinergico e, più che mai, ora, improcrastinabile».

Ruolo importante nella crescita dei ragazzi lo svolgono sicuramente professionisti come come educatori, psicologi, terapeuti ecc.: «C’è discreta sinergia nelle realtà private e nelle attività del Terzo Settore. Non posso dire lo stesso del cosiddetto “pubblico” – continua Serena Gisotti -. Purtroppo ravviso, come mamma e come professionista dedita alla Carta di Treviso, un “camminare soli” da parte dei professionisti. Assenza totale di “team building” perché “ognuno deve sentirsi libero di fare ciò che vuole”. Questo è un discorso pericolosissimo con organismi in crescita. È destabilizzante, crea disagio, inadeguatezza e fa sprofondare ancor di più i ragazzi nello stato di torpore di chi non sa cosa fare e dove andare. Ricordiamo che non tutte le famiglie hanno strumenti e consapevolezza per aiutare i propri figli e che tutte le figure atte al sostegno nel percorso di crescita (che lo Stato dovrebbe assicurare in nome dei Diritti Fondamentali dell’Essere Umano)  divengono i perni di un orientamento che fornisca “le linee guida”. In assenza di questa sinergia, si pilota un aereo senza brevetto».

L'ultimo rapporto di Save The Children, pubblicato qualche giorno fa, parla di un aumento dei Neet, anche in Puglia: «I Neet (gli inattivi, coloro che non studiano, non lavorano e non seguono alcuna formazione professionale) sono un dato allarmante. l’Italia ha superato tutti, segnando un triste primato a livello europeo che dovrebbe rappresentare un autentico urlo per l’economia del Paese. I segnali sono chiari. La scuola non piace perché oltre a essere ancorata a sistemi, in molti casi, che ricordano i collegi del ‘700, aridi, sterili tradotti in mera, incontrollata, assegnazione di compiti ha una evidente limitazione: non produce occupazione. La fuga di cervelli, terrorizzante, degli ultimi anni, è la “certificazione” della grave problematica. Come portare le nuove generazioni a credere ancora nell’ingegno, nell’evoluzione, nel futuro se, già nel luogo primario atto all’educazione, non si infondono orizzonti bellezza e di grandezza? Diventa essenziale il dialogo scuola-lavoro. C’è una vita pulsante fuori dai cancelli della scuola e andrebbe, per un attimo, ascoltata. Restare incancreniti in muffa didattica, logiche stantie e auto lesive è fallimento. Ovviamente è un discorso generico che, però, esclude straordinarie anime che credono fortemente nel proprio obiettivo educativo ma che, sole, si ritrovano in una guerra impari. Dobbiamo ritornare al senso più profondo di tutto, instillare gocce di curiosità, piacere e speranza e scorgere immensità anche nella differenza. Lo si potrà fare solo se si rispetterà la vita nel suo prisma di innumerevoli possibilità».


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