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Estirpazione degli ulivi, Legambiente: «Danno ambientale compiuto nella regolarità delle autorizzazioni»

“Quando l'ultimo albero sarà stato tagliato, l'ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce morto, e l'ultimo animale cacciato, quando l’aria che respiriamo ci farà’ ammalare, scopriremo che non possiamo mangiare il denaro" . Così recita il detto attribuito alla tradizione orale delle tribù indiane nordamericane, una civiltà oggi annientata e che non poteva concepire la possibilità che la terra o gli elementi naturali potessero essere concepiti come una proprietà privata.

Legambiente Trani, non essendoci stata nessuna avvisaglia, non ha avuto nessuna possibilità di organizzarsi per provare a contrastare l'abbattimento degli alberi di ulivo in via Barletta, ma è intervenuta subito dopo l’espianto, prendendo atto di un danno ambientale compiuto nella regolarità delle autorizzazioni regionali e delle perizie per l’espianto. Infatti trattandosi di terreni privati e con destinazione non agricola non è stato possibile un preventivo intervento a tutela di un interesse diffuso di protezione ambientale. Si paga la conseguenza che la tutela dell’ambiente a differenza di quella della salute non ha un suo autonomo rango costituzionale. Se pertanto la tutela della salute umana consente, come sta avvenendo con la pandemia Covid19, di porre limiti alla libertà dell’individuo, in virtù del bene collettivo, non altrettanto avviene per il diritto dell’ambiente. Cosi non si può ancora intervenire se un privato lascia deperire degli alberi, non cura una palma malata e così via.

La normativa europea timidamente sta superando il concetto di proprietà privata dell’ambiente con la previsione, purtroppo non ancora normata in Italia, che a fronte dell’inerzia o di un danno all’ambiente del privato sarà possibile un intervento diffuso collettivo per  tutelare il diritto autonomo ed a se stante  dell’ambiente sino ad una confisca di beni privati in ossequio al superiore diritto dell’ambiente come avviene per la normativa, sanitaria e non ambientale. 

Nella lotta ai cambiamenti climatici il verde rappresenta una preziosa ed efficace risorsa e gli alberi dovrebbero esser considerati, per quel che sono organismi viventi degni di autonomi diritti che chiunque dovrebbe poter rivendicare a loro tutela. In attesa che venga ridisegnato l’ormai anacronistico concetto di proprietà privata esclusiva dovendo tutti noi considerarci insieme agli elementi naturali imbarcati in un unico viaggio che si preannuncia  senza ritorno per il genere umano se non  ci conformeremo agli obiettivi della strategia 2030, si auspica quanto prima la definizione di un regolamento del verde per la città di Trani. Un tale regolamento nel tracciare un indispensabile percorso di lungo periodo potrebbe anche consentire di imporre per il verde privato obblighi di recupero e/o reimpianto senza dover elemosinare gesti di mecenatismo da parte di chi continua ad arricchirsi sfruttando risorse naturali.

Pierluigi Colangelo, Legambiente Trani  

  


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