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Giorno della memoria, Cgil e Anpi Bat ricordano «questa triste pagina di storia»

Settantasei anni fa il mondo intero scoprì l’orrore che i cancelli di Auschwitz nascondevano all’Umanità. Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell’Armata Rossa arrivarono in quel campo di concentramento, dopo altri ne furono aperti: il genocidio perpetuato dai nazisti fu chiaro a tutti. Questa è stata scelta nel 2005 per commemorare tutte le vittime dell’Olocausto nel
Giorno della Memoria.

“Come ogni anno anche noi della Cgil non possiamo non ricordare questa triste pagina di storia, al culmine di un periodo di privazione di libertà con la promulgazione delle leggi raziali e anti-ebraiche. La memoria è un dovere morale, non possiamo delegarla, ognuno deve coltivarne un pezzo, solo così si può mantenere vivo il ricordo. Non possiamo pensare che tocchi a qualcun altro preservarla, ognuno deve fare il suo. Altrimenti il negazionismo, a cui purtroppo spesso oggi assistiamo, rischia di prendere il sopravvento. Anzi, ad ogni cenno di negazionismo siamo tenuti a rispondere con la forza che la Liberazione ci ha dato, così come quando i nostri padri sono riusciti con quella stessa forza a costruire un Paese democratico, antifascista e fondato sul lavoro. Sulla nostra Costituzione. In questa giornata l’impegno della Cgil è anche quello di mantenere sempre vivi valori come, “la dignità degli
individui e la solidarietà tra uomini e donne di diversa provenienza culturale, ma anche un momento per riflettere sul valore e la dignità del lavoro”, come spiega il segretario generale della Cgil Bat, Biagio D’Alberto. “Purtroppo non possiamo in questa giornata non ricordare ciò che è accaduto a Barletta dove il Comune ha deciso di non esercitare il diritto di prelazione per l’acquisto dell’ex Palazzo delle Poste. Si tratta a nostro avviso di una gravissima ferita inferta all’identità storica della città, autentico caposaldo della Resistenza, in cui si sono scritte pagine di eroismo di lavoratori e cittadini che proprio su quel palazzo trovano dimostrazione, nel luogo dove avvenne l’eccidio dei vigili urbani e dei netturbini del 12 settembre 1943, probabilmente la prima delle stragi tedesche in Italia. Quest’anno, non possiamo organizzare iniziative nelle scuole, con i ragazzi, come abbiamo fatto negli anno passati perché tanti sono in Dad ma ci basta anche solo che qualche studente apra il giornale e leggendo queste parole si fermi un attimo a riflettere su ciò che è stato. Avremo così gettato il seme della Memoria”.

“Sono passati vent’anni dalla prima celebrazione, in Italia, del Giorno della Memoria e anche quest’anno mi sono chiesto come dare un senso a questa giornata per sfuggire a una vuota e sterile retorica. Mi è tornato in mente un ammonimento di Bertolt Brecht: ‘E voi, imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava una volta per governare il mondo! I popoli lo spensero, ma ora non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque è ancora fecondo’. Ritengo che coltivare la Memoria, oggi più che mai, sia il miglior vaccino contro ogni attacco alle libertà garantite dalla nostra Costituzione, nata dalla Resistenza. Nei tanti incontri a distanza con gli studenti delle scuole del nostro territorio, sto raccontando le storie dei militari nati nella nostra provincia, catturati dai Tedeschi dopo l’8 settembre 1943, lasciati senza ordini e direttive dal re, dal governo Badoglio e dallo Stato maggiore dell’Esercito, deportati nei lager nazisti, lì abbandonati da chi avrebbe dovuto proteggerli e ignorati al loro rientro in Patria. Per anni queste storie sono rimaste sconosciute: ora è giusto parlarne. In tanti morirono di stenti, di
freddo, di fame, per malattie o furono cinicamente ammazzati dai loro aguzzini. Nei lager quegli uomini, spesso poco più che ragazzi, rifiutando ogni forma di collaborazione con l’ex alleato o con la nuova Repubblica fascista di Salò diedero vita a quella che fu definita da Alessandro Natta, segretario del PCI negli anni Ottanta, l’altra Resistenza. Sono queste, storie di “persone normali” che seppero fare la scelta giusta. Anche grazie al loro sacrificio l’Italia si liberò dal fascismo’, ricorda Roberto Tarantino, presidente dell’Anpi Bat.


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