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"Verità e cinema d'inchiesta", il nuovo libro del tranese Francesco Scaringi su stragi e delitti

Si chiama "Verità e cinema d'inchiesta. I film su Benito Mussolini, Salvatore Giuliano, Enrico Mattei, Aldo Moro e le stragi" il nuovo libro di Francesco Scaringi. Dopo aver analizzato il caso Moro, il tranese si focalizza sul cinema d’inchiesta della seconda metà del 1900. L’analisi si sofferma sull’approccio di cinque registi a fatti di cronaca: Carlo Lizzani, Francesco Rosi, Damiano Damiani, Giuseppe Ferrara e Marco Tullio Giordana.

«Questo saggio sul cinema d’inchiesta - dice Scaringi – è stato ispirato dallo spirito di ricerca della verità di una serie di produzioni cinematografiche che si pongono come obiettivo la ridefinizione di alcuni eventi della storia del nostro Paese nella seconda metà del Novecento. Diversi registi, attraverso il cinema, hanno dimostrato che oltre la verità giudiziaria e quella giornalistica c’è una verità artistica proposta dal cinema. La verità, infatti, non può essere rappresentata unilateralmente. Sarebbe un errore non tanto di prospettiva ma di pura consistenza ontologica. Purtroppo nessuna conoscenza umana può giungere  a comprendere la verità nella sua totalità e immediatezza».

Del regista Carlo Lizzani, Scaringi analizza “Mussolini ultimo atto” (1974) e il ruolo di Clara Petacci nel carteggio tra il duce e Winston Churchill. “Salvatore Giuliano” (1962) e “Il caso Mattei” (1972) sono i due film d’inchiesta di Francesco Rosi. Il primo è un'inchiesta sui fatti che hanno condotto alla morte del bandito siciliano Salvatore Giuliano. Si cercano, così, di ricostruire gli oscuri legami, le luci e le ombre, tra banditismo, polizia, politica e mafia attraverso varie testimonianze. Infatti, in quel frangente gli stessi carabinieri avevano dato versioni discordanti sulla morte del bandito. Nel secondo film d’inchiesta, invece, Rosi sarà di grande aiuto alla stessa Magistratura che seguirà proprio il cine-documentario per capire l’evoluzione del caso. L’analisi punta sulla figura di Enrico Mattei, presidente dell’Eni, morto in un attentato aereo nel 1962. «Andando contro gli interessi petroliferi stranieri - spiega Francesco Scaringi - Mattei propose ai Paesi produttori di petrolio materie prime in cambio della formazione degli operai».

Il saggio prosegue con “Il caso Moro” (1986) diretto da Giuseppe Ferrara e con “Romanzo di una strage” (2012) di Marco Tullio Giordana. Quest’ultimo tratta la ricostruzione dell’attentato di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, della morte avvenuta in circostanze misteriose dell’anarchico Giuseppe  Pinelli e del commissario Luigi Calabresi che fu ucciso in un attentato dagli esponenti di Lotta Continua: «Giordana - spiega Scaringi – aveva portato avanti una nuova idea: durante l’attentato erano state fatte scoppiare due bombe, una più piccola prima e una più grande dopo a causa della quale morirono diciassette persone ed ottantotto rimasero ferite».

«Ho cercato di non assumere aprioristicamente una posizione metodologica di tipo politico-indiziario - conclude Francesco Scaringi – ma di introdurre una mia interna necessità di conoscere e di giungere a una possibile valutazione o giudizio. Ovviamente, in questi lavori si rischia di essere guidati, sia pure involontariamente, da modelli di giudizi prefabbricati o dalla moda culturale del tempo».

Qui è possibile ascoltare l'intervista all'autore.


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