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Trani, 78 anni fa il bombardamento al porto. Da due anni, causa covid, nessun omaggio

  • Ricorre oggi, 27 aprile 2021, il 78mo anniversario del bombardamento al porto, e presso le casermette di via Corato, avvenuto il 27 aprile 1943: quel giorno era pasquetta e Raffaello Piracci, sul Tranesiere, la ribattezzò «La pasquetta di sangue».

    Gaetana Stella (85 anni) e Domenica Sonatore (che il 25 aprile ne ha compiuti 81) sopravvissero a quell'assalto aereo, che vide morire i loro familiari e causò, complessivamente 35 vittime. Una lapide in via Statuti Marittimi ricorda quel funesto episodio.

    «La Pasqua di quell'anno capitò il 25 aprile – scriveva Piracci ne “Il Tranesiere”, Trani, Anno V, n. 7 del 25 aprile 1963, pp. 100-106 -. Passò tranquillo il giorno di Pasqua ed il lunedì successivo molti tranesi riuscirono a rispettare, anche in tempo di guerra, la tradizione: andare a Colonna. Sembrava strano, ma quel pomeriggio affollarono il lungomare e la zona di Colonna, a deporre ai piedi del Crocifisso le proprie pene e le proprie speranze. Quel pomeriggio ci fu anche un allarme. Si seppe anche che apparecchi nemici avevano bombardato Palese. Ma i tranesi, sempre un po’ alieni ad eccessi di sfrenatezza come di panico, a Colonna erano andati. Si andò a letto con relativa tranquillità, dopo aver reagito con una scrollatina di spalle alla notizia che nel pomeriggio dagli aerei nemici che avevano bombardato Palese erano stati lanciati dei bigliettini con la scritta: “Arrivederci a stanotte”».

    Sarebbe stato l’avvertimento per Trani. «Nel cuore della notte, verso le due – si legge ancora nel racconto dello storico tranese -, comincia a sentirsi un rombo, un rombo sordo di apparecchi che girano con strana insistenza sulla città. La solita sirena non ha suonato l'allarme. Vengono fatte cadere le prime bombe, sulla banchina del porto nel tratto fra via Zanardelli e via Vincenza Fabiano. Quattro furono complessivamente le bombe lasciate cadere. Fortunatamente, due di  esse caddero in acqua, mentre le altre due piombate sulla panchina, esplodendo dilaniarono completamente con le schegge e lo spostamento d'aria il fabbricato posto fra le due strade ed in parte anche gli altri circostanti, provocando inoltre la rottura dei vetri di tutti i locali prospicienti il porto. Fu allora che anche il glorioso ed antico Teatro comunale ebbe il danno più grave. Alcune schegge giunsero fino a piazza Plebiscito. Immediatamente, tutta la zona del porto risuonò di grida ed urla strazianti, per la tragedia che improvvisamente si era abbattuta su una quindicina di famiglie. Accorsero sul posto alcuni Padri Barnabiti, la Contessa Signora Emma Viti, infermiera volontaria della Croce Rossa Italiana col figlio, che fece chiamare i soldati del genio di stanza a Trani e con essi organizzo subito il trasporto dei feriti. Veramente encomiabile fu l'attività prodigata sia da detta signora, che da tutti i soldati, i quali, pur impressionati alla vista del sangue e dei corpi dilaniati, furono instancabili nell'opera di soccorso e di rimozione delle macerie alla ricerca di qualche superstite».

    Ma il bombardamento aveva colpito anche altrove, «presso le casermette di via Corato, di recente costruite ed entrate in funzione. Anche qui furono sganciate delle bombe, che provocarono la morte di alcuni militari rimasti affogati nel rifugio per lo scoppio delle condutture d'acqua. A via Statuti Marittimi i morti fra civili erano 21 e 26 i feriti, mentre alle casermette erano morti 14 militari. Un totale di 35 morti per una cittadina di non più di 35 mila abitanti».

    L’ultima immagine è quella delle esequie. «Le salme di tutti e 35 i caduti, composte in grezze casse, furono tutte portate nella chiesa di Santa Chiara, che allora fungeva da cattedrale, dati i lavori di restauro in corso al Duomo. L’aspetto che presentava l’interno di Santa Chiara era impressionante. Tutte le bare tappezzavano letteralmente il pavimento del tempio, lasciando appena uno stretto passaggio fra loro. Tutto intorno, un coro di lamenti e di flebili preghiere».

    Domenica Sonatore, con i figli Francesco e Nicola, fondò nel 1994 il comitato dei familiari delle vittime dopo avere sbattuto per anni contro i muri di gomma delle amministrazioni comunali di turno. Ne recepirono le istanze il sindaco Giancarlo Tamborrino e quel consiglio comunale, la cui comune opera portò a Trani la Medaglia d’argento al merito civile conferita dal Presidente della Repubblica dell'epoca, Oscar Luigi Scalfaro. La lapide fu posta nel 2004 e, adesso, ci si attenderebbe anche l'intitolazione di una via.

    Nel frattempo, a causa delle restrizioni vigenti dovute alla pandemia, per l'amministrazione comunale anche quest'anno (come già nel 2020) non è stato possibile porgere alcun omaggio alla lapide di via Statuti marittimi. Lo hanno fatto, al contrario, i parenti delle vittime.


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