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Operazione «On the road», il Gip di Trani non convalida il fermo degli indagati e trasmette gli atti a Bari

Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Trani, Ivan Barlafante, ha emesso un'ordinanza di non convalida del fermo e applicazione di misura cautelare nei confronti dei 15 indagati a seguito dell'operazione «On the road», messa a segno lunedì mattina dai carabinieri di Andria e Barletta coordinati dalla Procura della Repubblica di Trani, che ha sgominato una banda dedita ai furti d'auto, rapine ed altri reati.

Il Gip ha disposto, a carico di 6 degli indagati, la misura cautelare personale degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. Ciascuno di loro non potrà allontanarsi per alcun motivo dalla propria abitazione, se non previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria. Pertanto, la misura del fermo in carcere nei loro confronti è terminata proprio con l'applicazione del braccialetto elettronico a ciascuno di essi.

Altri due indagati, sempre in parziale accoglimento della richiesta del Pubblico ministero, avranno l'obbligo di dimora nel comune di Andria, da cui non potranno allontanarsi senza l'autorizzazione dell'autorità competente.

I restanti indagati restano in carcere, accusati di avere commesso a vario titolo il furto pluriaggravato di autovetture, ricettazione, riciclaggio, possesso di strumenti da scasso utilizzabili per forzare o aprire serrature, rapine pluriaggravate anche con l'uso di armi.

Il procuratore della Repubblica di Trani, Renato Nitti, nel corso della conferenza stampa post operazione, aveva dichiarato di non gradire più di tanto la misura del fermo, ma che lo stesso si era reso necessario per prevenire una rapina a mano armata nel pieno centro di Andria, che avrebbe potuto determinare conseguenze spiacevoli in danno della popolazione per il rischio concreto di una sparatoria.

Nondimeno, secondo la prospettazione del Pubblico ministero, la misura era scattata anche per evitare il pericolo di fuga degli indagati, ma il Gip ha ritenuto che tale pericolo non sussistesse per alcuno degli indagati.

Infine lo stesso giudice di Trani ha declinato la propria competenza in favore del Gip del Tribunale di Bari, disponendo la trasmissione degli atti al Pubblico ministero di quella Procura, poiché il reato più grave contestato al sodalizio, vale a dire la rapina a mano armata aggravata ai danni di un autotrasportatore, è avvenuta a Bitonto, e dunque nel territorio di competenza di quella Procura della Repubblica.

Ora il Gip di Bari ha 20 giorni per confermare le misure disposte dall'omologo di Trani. Diversamente, trascorso quel tempo, gli indagati sarebbero liberi.

Alla luce di quanto ordinato dal Gip si comprende, a maggior ragione, il senso delle dichiarazioni del capo dell'ufficio di Palazzo Torres in merito alla misura del fermo.

In ogni caso, proprio dalla Procura giunge una nota in cui si dà atto del fatto che «il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, competente in relazione ai 12 indagati provenienti dalle città di Andria e Corato, ha confermato la sussistenza dei gravi indizi per tutte le imputazioni su cui si fondava il decreto di fermo emesso dalla Procura di Trani e, pertanto, ha disposto l’applicazione di misure cautelari nei confronti di tutti gli indiziati. In particolare, l’ordinanza del Gip ha previsto la custodia in carcere per le 4 posizioni più gravi, gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per altri 6 indagati (permanendo in carcere nelle more dell’applicazione del dispositivo) e, infine, la misura non custodiale dell’obbligo di dimora nel comune di Andria nei confronti degli ultimi 2. Inoltre, con riferimento alla rapina del 1° aprile scorso, con sequestro di un autotrasportatore iniziato a Bitonto e terminato a Terlizzi, gli atti sono stati trasmessi Tribunale di Bari, ritenuto competente in relazione al luogo di consumazione del delitto. La posizione dei 3 restanti indiziati cerignolani è tuttora all’esame del GIP di Foggia».


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