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Trani celebra Brass con sua moglie Caterina: «Tinto, maestro e spirito libero»

  • Presentato a Trani, nella location di Marchese Orangerie, il libro autobiografico “Tinto Brass, passione Libera” scritto dalla sua seconda moglie Caterina Varzi; l’iniziativa è stata possibile grazie sia alla Associazione Culturale “L’Ebanista” di Giuseppe Laurora che quest’anno si sta distinguendo per diversificata offerta culturale apprezzatissima dai tranesi e sia per l’ottima amicizia con il regista e l’autrice del libro Caterina Varzi di Vito Santo e Lorenzo Procacci Leone che hanno moderato la partecipata serata tenutasi nello splendido senario di Piazza Quercia.

    L’incontro è stata anche l’occasione per sfatare tanti falsi miti che circolano su Tinto Brass e questa autobiografia ci riesce consegnando al pubblico “un ritratto intimo di un uomo riservato e pudico – ha detto l’autrice del libro Caterina Varzi - totalmente diverso dal personaggio sfacciato a cui siamo abituati”. Circa dieci anni fa, il maestro Tinto Brass, accusò una emorragia celebrale che lo condannò all’oblio della propria memoria che invece , con dedizione ed amore, viene recuperata in questo libro, edito da Marsilio, attraverso il setaccio certosino del suo vasto archivio, che grazie a Caterina Varzi sua musa ispiratrice, rivive attraverso aneddoti, pubblicazione di lettere inedite, appunti e le parole appassionate del «maestro dell’eros», salvate dall’oblio a cui la malattia del regista ha rischiato di condannarle.

    Tinto Brass nasce a Milano, ma profondamente legato a Venezia, fin da piccolo dimostrò di avere una indole ribelle, insofferente a ogni forma di autorità, il padre era un Podestà Fascista che per calmarlo, da piccolo lo portò addirittura a soggiornare in un manicomio, “evento traumatico - ha detto la Varzi - che segnerà la sua vita per sempre”; il regista ben presto romperà con la famiglia, che lo considerava un giovane scapestrato e libertino, un viveur che amava dare scandalo. Tinto Brass si affaccerà al cinema come proiezionista e assistente al montaggio a Parigi, per cimentarsi, di ritorno in Italia, con la regia con il film “Chi lavora è perduto”, l’opera d’esordio che segnerà l’inizio delle battaglie contro i critici e la censura.

    Procacci Leone, del Circolo Dino Risi di Trani, nella sua presentazione ha voluto sottolineare sia la particolare ed eccellente vocazione di Tinto Brass per il montaggio, che curava personalmente, e sia il fatto che non ci siano ad oggi suoi eredi tanto da farne un unicum nel panorama cinematografico italiano. Alla fine il libro “Tinto Brass, la passione libera in forma di autobiografia” risulta un diario sincero, scritto con la voglia di riannodare i fili di una vita attraversata dalla pienezza dei desideri, “un lavoro che risulta – ha detto Vito Santoro - uno scrigno prezioso perché è di per sé uno spaccato dell’Italia, dove ci sono le donne, il cinema e gli incontri con Fellini Rossellini e Antonioni, il teatro e la politica, Brass fu anche candidato alla Camera per il Partito Radicale, ma non venne eletto per via del nome – dice Vito Santoro – perché la gente cercava Tinto Brass ed invece sulla scheda elettorale c’era Giovanni Brass, il suo vero nome”.

    Serata piacevole quindi per gli amanti del cinema, sono state anche proiettate piccole clip dai film di Tinto Brass, conclusasi fra gli applausi dei presenti ed il classico firma copie del libro.

    https://www.youtube.com/watch?v=ZcNTWPzxcFc&ab_channel=ilGiornalediTrani

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