«Trani non è soltanto la cattedrale», ha ribadito Giuseppe Tarantini presentando il suo romanzo Il mistero di Capo Colonna al Palazzo delle Arti Beltrani in una serata promossa dal Club Unesco di Trani, davanti a un pubblico numeroso, sottolineando l’intento di raccontare una città meno nota ma ricca di storia e suggestioni.
La scelta del luogo non è stata casuale: fu lo stesso Tarantini, da sindaco, a inaugurare il Beltrani quasi 15 anni fa. «È una bella emozione», ha detto, evidenziando la continuità tra il suo passato istituzionale e l’attuale attività di scrittore, aspetto rimarcato anche dal giornalista Antonio Procacci che ha moderato l’incontro.
Il romanzo prende spunto da uno studio del professor Sublimi Saponetti sulle sepolture anomale nella zona di Colonna: corpi trattati con pratiche legate alla necrofobia, il timore che i morti potessero tornare. Da qui l’autore costruisce una narrazione su tre epoche: l’antichità con i rituali apotropaici, il Settecento con la figura del vescovo Giuseppe Davanzati impegnato a negare l’esistenza dei vampiri, e il presente archeologico che restituisce le tracce di questi fenomeni.
Particolare rilievo assume il monastero di Colonna, descritto come un unicum sull’Adriatico per la sua posizione su un promontorio e per la stratificazione storica: da luogo sacro preistorico a spazio religioso, fino a teatro di eventi moderni. Le ricerche archeologiche hanno evidenziato strutture antiche e reperti dell’età del bronzo, alcuni oggi conservati a Taranto, oltre a ritrovamenti emersi durante lavori più recenti e poi ricoperti.
Tarantini ha suggerito la possibilità di valorizzare l’area con pannelli informativi sulle sepolture, trasformandola in ulteriore attrazione culturale. Infine ha accolto con entusiasmo l’ipotesi di inserire nel progetto di rilancio del complesso - denominato «Inhabit» - anche una sezione distaccata di conservatorio, definendo il monastero «un contenitore meraviglioso, capace di evolversi nel tempo da luogo di morte al luogo di gioia».













