A marzo di quest'anno avevamo documentato le condizioni di via Primo Capirro, la principale arteria del quartiere periferico omonimo, dove le siepi spartitraffico avevano ormai raggiunto i centottanta centimetri di altezza, trasformandosi in veri e propri muri verdi capaci di togliere la visuale a chiunque si accingesse a immettersi sulla carreggiata o a uscire da un accesso privato. Quel servizio non è servito a nulla.
A distanza di qualche mese, lo scenario non è cambiato. Anzi, con l'arrivo della bella stagione e il vigore vegetativo che essa porta con sé, le siepi hanno guadagnato ulteriore spessore e altezza, rendendo ancora più pericoloso un percorso che già allora si presentava come una prova di coraggio per automobilisti, ciclisti e pedoni.
IL PROBLEMA CHE NON PASSA
Il nodo è sempre lo stesso: un verde pubblico piantato con buone intenzioni e poi abbandonato a se stesso, senza una programmazione di manutenzione ordinaria che sia tale nei fatti e non soltanto nei propositi. Le siepi di oleandro che separano la sede stradale dalle piste ciclabili, nei tratti più critici, sono diventate invalicabili alla vista. Chi arriva in prossimità di un incrocio è costretto a sporgersi, ad avanzare a tentoni, a sperare che dall'altra parte non arrivi nessuno. Un rischio quotidiano, accettato con rassegnazione da chi abita o transita in quella zona.
E poi c'è il capitolo del fai da te, che la dice lunga sullo stato di abbandono in cui versa la strada. Alcuni residenti, stanchi di aspettare interventi che non arrivano, hanno preso cesoie e motoseghe e si sono messi all'opera in proprio, potando alla bell'e meglio i tratti più pericolosi. Un gesto comprensibile, figlio della frustrazione, ma che produce un effetto collaterale tutt'altro che trascurabile: i residui della potatura vengono lasciati sul posto, occupando le piste ciclabili e rendendole di fatto inutilizzabili. Così, a un pericolo se ne aggiunge un altro.
LE PISTE CICLABILI CHE NON SI USANO
Via Capirro avrebbe dovuto essere un esempio di mobilità sostenibile, con le sue corsie dedicate alle biciclette che corrono parallele alla carreggiata principale. Avrebbe potuto esserlo, se quelle corsie fossero percorribili. Tra rami abbandonati, ramaglie accumulate dopo le operazioni di potatura improvvisata e un manto stradale che, su più tratti, ha visto tempi migliori, l'infrastruttura esiste soltanto sulla carta. Chi ci prova in bicicletta deve fare lo slalom tra gli ostacoli, col rischio di finire sulla carreggiata principale.
IL NODO CHE ATTENDE IL NUOVO SINDACO
Trani ha da poco eletto un nuovo sindaco. E via Capirro è già lì, in attesa, con i suoi problemi che si trascinano da anni e che non richiedono grandi risorse né progettualità complessa: basterebbero interventi di ordinaria manutenzione, programmati con regolarità e portati a termine con continuità. Eppure mancano.
È una di quelle emergenze silenziose che non producono clamore, ma pesano sulla qualità della vita di migliaia di persone ogni giorno. La segnalazione di marzo 2026 era rimasta senza risposta. Questa è la seconda. Ci auguriamo che non ce ne voglia una terza.




