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Abbreviato Casale, «mancano tre foto»: sentenza rinviata al 7 ottobre

«Le fotografie allegate agli atti non sono quelle che avevamo richiesto». È quanto hanno fatto notare in aula gli avvocati delle parti civili, ottenendo dal Gup Domenico Zeno l'ennesimo rinvio, al prossimo 7 ottobre, della sentenza del rito abbreviato per la morte dello chef Raffaele Casale, il ventisettenne caduto mortalmente dalla propria moto in via Martiri di Palermo il 17 agosto 2016.

Il giudice, che nella tarda mattinata era già entrato in camera di consiglio per emettere la sentenza del rito abbreviato, ne è uscito senza pronunciarsi, disponendo un nuovo rinvio e motivandolo con la necessità di acquisire le tre fotografie effettivamente richieste dalle parti civili, diverse da quelle sinora presenti nel fascicolo.

A sollevare la questione sono stati gli avvocati Marco Santo Aloia, Andrea Manzi e Claudio Cerciello, difensori della famiglia Casale, che avevano già chiesto - nel corso della precedente udienza del 18 febbraio - l'inserimento nel fascicolo di tre fotografie ritenute decisive. Solo nell'udienza odierna, tuttavia, è emerso che le immagini incluse fra gli atti erano diverse da quelle sollecitate.

Secondo i legali, le fotografie in questione documenterebbero in maniera oggettiva alcuni dettagli ritenuti fondamentali per l'emanazione di una sentenza il più possibile corrispondente alla verità storica, in particolare l'assenza del cartello di limite di velocità di 30 chilometri orari lungo il tratto stradale teatro dell'incidente.

Sulla richiesta si era registrata la contrarietà sia del pubblico ministero, sia delle difese degli imputati: gli avvocati Mario Malcangi, difensore dell'ingegnere Francesco Patruno, all'epoca dei fatti dirigente facente funzioni dell'Ufficio tecnico del Comune di Trani, e Vito Antonio De Palma, difensore dell'ingegnere Alessandro Guadagnuolo, all'epoca amministratore unico di Amiu. Motivo, del "no", la discussione ormai chiusa dopo l'ultima replica. Nonostante le obiezioni, il Gup ha comunque ritenuto necessario acquisire il materiale fotografico richiesto prima di pronunciarsi.

L'ipotesi della pubblica accusa si fonda sulla presunta omissione della pulizia stradale dagli aghi di pino, condotta che avrebbe concorso a causare la caduta del ventisettenne. La stessa Gip Lucia Anna Altamura, nel disporre il rinvio a giudizio, aveva scritto che «pure a fronte della velocità di guida del Casale, calcolata in circa 90 chilometri orari, le omissioni nella corretta gestione della pulizia del tratto stradale in questione, peraltro notoriamente afflitto dalla presenza di aghi di pino, si ritengono condotte concausative dell'evento».

Patruno e Guadagnuolo, imputati con l'accusa di concorso colposo in omicidio stradale, avevano scelto il rito abbreviato confidando in un'assoluzione senza passare dal dibattimento. Nell'udienza di discussione, anche la pubblica accusa aveva chiesto l'assoluzione, invocando l'articolo 530 del Codice di procedura penale per insufficienza di prove. Adesso, però, tutto resta sospeso in attesa che le tre fotografie corrette vengano acquisite agli atti.

Intanto, il giorno della sentenza, saranno passati oltre dieci anni da quella tragica notte di agosto.


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