«Giuro di osservare lealmente la Costituzione italiana». Con la formula prevista dall'articolo 50 del testo unico degli enti locali, il decreto legislativo 267 del 2000, Marco Galiano ha prestato giuramento davanti al consiglio comunale di Trani, riunito per la prima seduta della consiliatura. Un adempimento che, di norma, si esaurisce in pochi secondi e che, invece, il nuovo sindaco ha trasformato in un piccolo racconto civile, ponendo più che mai al centro la Carta fondamentale: non una copia qualsiasi, ma due, entrambe cariche di storia e di significato.
LA COPIA CON LA FIRMA DI LOIODICE
«Ho portato con me due copie della Costituzione - ha esordito il sindaco - figlia delle tradizioni politiche che hanno liberato l'Italia dal nazifascismo, figlia della Resistenza. Sono due copie a cui tengo particolarmente». La prima è un'edizione del 1991, dunque precedente alle riforme intervenute negli anni successivi, e reca la firma di quello che Galiano ha definito «un nostro concittadino giusto»: Aldo Loiodice, il costituzionalista nato a Trani nel 1941, professore ordinario di diritto costituzionale all'Università di Bari e fra i più autorevoli giuristi italiani, scomparso poche settimane fa all'età di 85 anni. Al suo ricordo il sindaco ha chiesto di dedicare «l'applauso di tutta la nostra sala», puntualmente arrivato, spontaneo, dall'aula.
IL DONO DEGLI ALUNNI DELLA PETRONELLI
La seconda copia, quella sul cui testo vigente il giuramento è stato materialmente reso, ha una storia ancora più recente: «Mi è stata donata qualche giorno fa - ha raccontato Galiano - dalle alunne e dagli alunni della scuola Petronelli, che hanno vinto un concorso nazionale indetto dal Senato della Repubblica riuscendo a redigere una proposta di legge sulle politiche abitative. Qualcosa che ritengo di eccezionale, straordinario valore. Quando sono andato a ringraziarli del lavoro che hanno fatto, mi hanno donato questa copia della Costituzione, che custodisco con gioia».
IL GIURAMENTO
Non è mancato il momento di leggerezza, con il sindaco alle prese con il leggio traballante - «ho scoperto che questo attrezzo si può spostare, quindi forse non casca» - e con l'emozione dichiarata senza infingimenti: «Ora io, come tutti i bambini, sono emozionato». Poi la formula di rito, pronunciata con la mano su quella copia donata dai ragazzi, e la chiosa finale: «Ho finito. E sono convinto di averlo fatto a nome di tutti».
