«L'inclusione non si divide, ma si moltiplica». Con queste parole Rosa Uva, consigliera comunale del gruppo Prossimamente, accende i riflettori sui bambini rimasti fuori dal servizio di assistenza specialistica scolastica e chiede all'amministrazione comunale, con un'interrogazione urgente rivolta al sindaco, di chiarire subito numeri, esiti delle valutazioni e tempi di avvio per i minori privi della certificazione di gravità.
Il servizio per l'integrazione, l'autonomia e la comunicazione è ufficialmente ripartito lo scorso 5 ottobre, ma soltanto per gli alunni in possesso della certificazione di disabilità grave prevista dall'articolo 3, comma 3, della legge 104 del 1992. Restano invece a casa decine di bambini e ragazzi che, pur senza quel riconoscimento, presentano bisogni educativi complessi, disturbi del neurosviluppo, iperattività e fragilità comunque certificate. Per loro, denuncia la consigliera, l'inizio dell'anno scolastico coincide con l'ennesima esclusione, accompagnata da un silenzio degli uffici definito inaccettabile.
LA PROMESSA DELL'ESTATE
Uva, docente di scuola dell'infanzia e da tempo in prima linea nelle battaglie civiche per il diritto all'inclusione scolastica, ricostruisce la vicenda a partire da quanto accaduto nei mesi scorsi. «Chi vive ogni giorno la scuola da docente conosce bene la sofferenza dei bambini lasciati indietro e il peso insostenibile che grava sulle loro famiglie - dichiara -. Dopo le mobilitazioni e le promesse dello scorso anno, sembrava che la rotta fosse finalmente cambiata».
Con un'apposita precisazione all'avviso pubblico dell'8 luglio, infatti, l'amministrazione aveva formalmente aperto alle deroghe previste dall'articolo 10 del disciplinare d'ambito, rassicurando la città: le istanze di chi è privo della certificazione di gravità sarebbero state accolte, esaminate dall'équipe preposta e finanziate in presenza di bisogni comprovati e attestati da Asl, scuole o servizi specialistici. «Oggi, a lezioni ampiamente avviate - sottolinea la consigliera - dobbiamo invece constatare che per questi minori il servizio è inesistente e le famiglie sono state lasciate sole».
LE QUATTRO DOMANDE
Di qui l'interrogazione, protocollata lo scorso 23 ottobre e indirizzata al sindaco e al presidente del consiglio comunale, che chiama l'esecutivo a rispondere su quattro punti. Il primo riguarda il numero delle istanze pervenute per gli alunni privi della certificazione di gravità; il secondo, quante di queste domande siano state effettivamente valutate dall'équipe d'ambito e con quale esito. Uva chiede inoltre se siano state svolte le consultazioni preventive con i dirigenti scolastici del territorio, per verificare i bisogni reali registrati nelle classi, e, soprattutto, entro quali tempi certi e non più procrastinabili si intenda attivare concretamente il servizio per tutti i bambini ammissibili.
«L'apertura alle deroghe non può ridursi a un mero esercizio di stile su carta o a una promessa utile solo a placare il dissenso estivo - incalza la consigliera -. Le risorse e gli strumenti normativi esistono, così come sono state formalmente certificate le diagnosi e le necessità educative. Non accetteremo zone d'ombra né ingiustificati ritardi procedurali sulla pelle degli studenti più fragili».
La richiesta finale è netta: risposte immediate e l'invio tempestivo degli educatori specialistici nelle aule. Perché, conclude Uva, «il diritto allo studio e all'autonomia o è garantito a ciascun bambino, oppure non è inclusione».
