«Dica la verità sulla ingovernabilità politica e amministrativa della città e sulle vicende amministrative lasciate in sospeso dalla precedente amministrazione». È l'appello che Giuseppe De Simone, esponente di Fratelli d'Italia, rivolge al sindaco Marco Galiano all'indomani della revoca delle dimissioni e della nomina di una giunta che lo stesso De Simone definisce «fotocopia» di quella precedente.
Galiano aveva lasciato l'incarico lo scorso 25 settembre, a poco più di cento giorni dall'insediamento, denunciando pressioni interne alla coalizione di centrosinistra che lo aveva sostenuto. Poi, il ripensamento: dimissioni revocate e squadra di governo confermata. Una ricomposizione che, secondo De Simone, non ha però chiuso la partita. «Si ha l'impressione che la litigiosità all'interno della maggioranza sia tutt'altro che eliminata - osserva - perché tuttora discute animosamente, con reciproche accuse di aver provocato la crisi e determinato la decisione di Galiano di dimettersi appena eletto sindaco». Da qui la domanda di fondo: tutto chiarito, o il chiarimento è stato semplicemente rinviato?
Il nodo, per l'esponente di Fratelli d'Italia, è il silenzio. Il sindaco, a suo dire, si è guardato bene dal comunicare ai cittadini, tanto a quelli che lo hanno eletto quanto a quelli che non lo hanno scelto, e a tutte le forze politiche chi abbia provocato le sue dimissioni e per quali motivi. De Simone si spinge oltre e si domanda se «ci siano situazioni che richiedono o fanno prevedere interventi che esulano dalla normale gestione degli organi di governo del Comune».
Tutto, invece, si è svolto e risolto «dietro le quinte», al cospetto di una cittadinanza che egli descrive delusa, allibita e preoccupata per gli esiti futuri della vicenda politica tranese. Né aiuta, secondo De Simone, la durissima invettiva del sindaco contro innominati politici definiti aspiranti «padroni della città»: dopo quelle parole, l'opinione pubblica non sa più cosa pensare, tanto di Galiano quanto dei politici che sostengono la sua amministrazione e che sono sospettati di aver esercitato indebite pressioni.
Il primo banco di prova, a giudizio di De Simone, saranno le nomine degli amministratori delle società partecipate. Sarà lì che si capirà se la libertà d'azione rivendicata dal sindaco nei giorni dello scontro verrà effettivamente esercitata. Fra i punti indicati: la scelta di un amministratore unico per Amet, possibilità che lo statuto sociale consente; la nomina di persone dotate di tutti i requisiti previsti dalla normativa sui servizi pubblici locali, indipendenti dai partiti e con esperienza maturata nei settori specifici; l'eventuale ricorso a ex amministratori pubblici rimasti privi di incarichi; l'impegno a rendere conto pubblicamente delle ragioni delle scelte.
«Vedremo se l'autonomia decisionale rivendicata sarà effettivamente usata - scrive - o se invece procederà a nominare persone indicate dai partiti, per gratificarle anche se prive di esperienza specifica e dell'alto profilo necessario per assolvere all'incarico».
C'è poi un ulteriore interrogativo: come si regolerà il sindaco quando dovesse accorgersi che le persone indicate dalle segreterie politiche per gli assessorati, per gli incarichi ai dirigenti comunali o per la guida delle partecipate non rispettano gli atti di indirizzo del consiglio comunale, perché condizionate da singoli politici che pretendono consulenze e incarichi «in dispregio di norme imperative».
Sullo sfondo restano tutti gli altri problemi che attendono l'amministrazione e l'evoluzione dei rapporti fra Galiano e i partiti di maggioranza. Solo allora, conclude De Simone, «si potrà comprendere quello che è accaduto dietro le quinte, tralasciando proclami, invettive e pacificazioni ormai di dubbia autenticità».
