Tredici anni dopo l’omicidio di Otello Bagli, ucciso a colpi di pistola il 29 ottobre 2013 in piazza Vittime 11 settembre, la famiglia continua a chiedere verità e giustizia. Non risultano comunicazioni ai familiari su eventuali indagati, movente o sviluppi investigativi. Le indagini, inizialmente condotte dalla Polizia di Trani, sono passate alla Direzione distrettuale antimafia di Bari, ma le numerose richieste inviate dalla nipote Carmela Fiore e dall’avvocato Sabino Di Sibio sono rimaste senza risposta.
La pista inizialmente privilegiata dagli investigatori collegava l’omicidio a un possibile errore di persona, nell’ambito di una vendetta trasversale legata all’agguato subito cinque giorni prima dal terlizzese Gianluca Desimine. Carmela Fiore, tuttavia, non ha mai ritenuto convincente questa ricostruzione, sostenendo che l’attenzione degli investigatori si sia concentrata esclusivamente su quell’ipotesi.
Restano dubbi anche sulle circostanze che portarono Bagli, presidente della cooperativa «Un amico per Trani», a tornare nel luogo dell’agguato. Quella sera doveva consegnare un computer al barista del chiosco, ma, secondo il racconto dell’uomo, sarebbe stato richiamato perché mancava la password necessaria ad accenderlo. Un dettaglio che la nipote continua a considerare poco chiaro.
Intanto, il Comune ha avviato una nuova gara per affidare il chiosco, destinato al solo servizio d’asporto. La famiglia considera quel luogo indissolubilmente legato al delitto e ne chiede l’abbattimento, ritenendo irrispettosa una sua eventuale riapertura. A tredici anni dall’omicidio, mentre il ricordo pubblico si affievolisce, i familiari continuano a chiedere risposte su un delitto rimasto senza una verità accertata.
