Uno stadio da Serie A, un pubblico da Serie A, ma un campionato che resta di Eccellenza, senza il Var che avrebbe potuto restituire al Trani il gol ingiustamente annullato a Tkachuk. Taranto-Trani, ieri sera, al rinnovato Erasmo Iacovone, è stata uno spettacolo che ha superato di gran lunga i confini della quinta serie.
Chi scrive queste poche righe non era a Taranto. Per noi c'era il capo della redazione sportiva, Mimmo Magnifico, che ha raccontato con cura la partita e ha vissuto dal di dentro l'esperienza immersiva del riqualificato e bellissimo stadio ionico. Noi, invece, l'abbiamo vista in tv e ne abbiamo ricavato una sensazione precisa: quella di assistere a una qualunque partita di Serie A.
Bastava distogliere per un attimo l'attenzione dalle azioni sul terreno di gioco e fare scorrere lo sguardo sugli spalti, intorno ai giocatori, per avere l'impressione di trovarsi, per esempio, ad una qualunque gara casalinga del Sassuolo al Mapei Stadium di Reggio Emilia, anch'esso giudicato fra i più comodi e moderni d'Italia e già teatro di partite della Nazionale, nella cosiddetta Città del Tricolore. Ma non era un Sassuolo-Venezia qualunque, tanto per fare un esempio: era Taranto-Trani di Eccellenza, con 8.000 spettatori, o forse anche di più, per una partita di quinta serie.
Inutile dire che tutto questo stimola il Taranto e il Trani a puntare a qualcosa di più. Anche perché, ieri, il Trani meritava tutto tranne che perdere.
E proprio perché sembrava di assistere a una partita di Serie A, ci aspettavamo che da un momento all'altro il Var intervenisse e richiamasse il direttore di gara al monitor per l'ingiusto annullamento del gol di Tkachuk, o per il pallone scagliato da un dirigente sulla nuca di Loiodice. Purtroppo, è proprio qui che si paga il fatto di essere in quinta serie.
Voltiamo pagina e godiamoci il ricordo di uno spettacolo che non è stato soltanto per le migliaia di tifosi presenti sugli spalti, ma anche per chi, come noi, ha visto la partita in tv come se fosse un match di Serie A. E purtroppo non lo era.
Nico Aurora (foto di Davide del Mastro)

