Stessa squadra, stesse caselle, stesso vicesindaco. Il sindaco Marco Galiano ha ricomposto la giunta comunale richiamando tutti e nove gli assessori che lo avevano affiancato fin dall'inizio del mandato, compresi i sei che si erano dimessi dopo il suo passo indietro, poi ritirato. Il decreto sindacale firmato ieri spiega che l'operazione serve ad «assicurare la continuità dell'azione amministrativa e il pieno esercizio delle funzioni di governo dell'Ente». Nella sostanza, però, nessun nome nuovo e nessun nuovo equilibrio politico: l'esecutivo torna esattamente quello uscente, a dispetto dei movimenti registrati nelle file della maggioranza in questi ultimi giorni.
LA CRONOLOGIA
Per comprendere il senso dell'atto occorre riavvolgere il nastro. Galiano, eletto al ballottaggio del 7 e 8 giugno e proclamato sindaco il 12 giugno, aveva nominato la sua prima giunta il 7 luglio. Il 25 settembre, a poco più di due mesi e mezzo di distanza, il colpo di scena delle dimissioni del primo cittadino, che hanno aperto fra gli assessori - si legge nel provvedimento - una fase di valutazione «improntata al senso di responsabilità e al rispetto dei principi di correttezza istituzionale».
Il 13 ottobre hanno lasciato la carica Nicola Di Pinto, Cosimo Damiano Di Lernia, Tommaso Laurora, Irene Cornacchia e Giuseppina Tota; lo stesso giorno, Paola Covelli e Alessandro Capone hanno rimesso le deleghe, pur senza dimettersi. Il 15 ottobre si è aggiunto Carlo Laurora. Sempre il 15 ottobre, alle 13.22, come puntualmente annota l'atto, Galiano ha formalizzato il ritiro delle proprie dimissioni. L'unica rimasta al proprio posto, senza alcun gesto formale, è stata Donata Di Meo.
TUTTI AL PROPRIO POSTO
Il risultato è una giunta fotocopia. Tommaso Laurora torna vicesindaco e guida l'assessorato denominato «Slancio - la città delle energie», con sport, impianti sportivi, tempo libero e aggregazione. Cosimo Damiano Di Lernia riprende la «Tutela - la città che protegge»: polizia locale, sicurezza urbana, protezione civile, educazione alla legalità, rapporti istituzionali, politiche giovanili, cittadinanza attiva, salute territoriale e rigenerazione urbana, mobilità e viabilità. Donata Di Meo conserva la «Comunità - la città che educa e partecipa»: pubblica istruzione, edilizia scolastica, associazionismo, alta formazione, consulte e partecipazione, contenzioso e politiche abitative.
A Irene Cornacchia va il «Futuro - la città sostenibile», cioè benessere del cittadino, transizione ecologica ed energetica, decoro urbano, randagismo e benessere animale, igiene, ambiente e rifiuti. Giuseppina Tota guida la «Cura - la città che non lascia indietro nessuno», con welfare, fragilità, inclusione e osservatorio per le barriere architettoniche, famiglia, pari opportunità, pace, intercultura e dialogo interreligioso. Paola Covelli tiene le «Risorse - la città che programma e investe»: bilancio, tributi, valorizzazione del patrimonio, programmazione economica, fondi europei e internazionalizzazione.
Nicola Di Pinto ritrova il «Territorio - la città che si rigenera», con lavori pubblici, cantieri e manutenzioni, polo teatrale e congressuale e verde. Carlo Laurora riprende «L'innovazione - la città semplice e trasparente»: personale, organizzazione, transizione digitale e open data, semplificazione, trasparenza, rapporti con le controllate, cimitero e trasporti. Infine Alessandro Capone, con lo «Sviluppo - la città che crea opportunità», si occupa di commercio, demanio, porto, pesca, agricoltura, artigianato, turismo e marketing territoriale, mercati e pubblici esercizi, attività produttive, mare e centro storico.
Al sindaco resta la «Visione - l'identità che guarda al futuro», che comprende urbanistica, culture, politiche sociali d'ambito e ogni altra materia non espressamente delegata.
NOMINE NUOVE, VOLTI VECCHI
Il decreto distingue due posizioni. Per Di Meo, Covelli e Capone l'atto si pone in continuità con la nomina di luglio, limitandosi a ridefinire e aggiornare le deleghe. Per gli altri sei si tratta invece, formalmente, di una nuova nomina, con decorrenza dalla data di sottoscrizione e salva la verifica del mantenimento dei requisiti già dichiarati. Una differenza tutta burocratica, che non sposta di un millimetro la fotografia politica.
Resta rispettato, sul filo, anche il vincolo della parità di genere imposto dalla legge Delrio: con quattro donne su dieci componenti, sindaco compreso, la presenza femminile si attesta esattamente sulla soglia minima del 40 per cento.
IL NODO POLITICO
La lettura della scelta di Galiano appare evidente: la crisi apertasi con le sue dimissioni si chiude senza vincitori né vinti all'interno della giunta, ma anche senza alcun segnale di discontinuità. E proprio qui sta l'interrogativo. Lo stesso decreto ricorda che la giunta «assume come riferimento le forze politiche che costituiscono la maggioranza in seno al Consiglio Comunale». Se quella maggioranza, in queste settimane, si è mossa, l'esecutivo non sembra averne preso atto.
Si riparte, dunque, esattamente da dove ci si era fermati.
