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Post voto, De Simone (Fdi): «La crisi della fiducia nelle istituzioni è palese»

«La vera emergenza, oggi, non è soltanto giudiziaria: è istituzionale». È questa la conclusione cui conducono le ultime vicende della politica pugliese, che impongono una riflessione capace di andare oltre i singoli casi giudiziari: dal presidente della Provincia Bat, Bernardo Lodispoto, che resta al suo posto nonostante l'indagine che lo coinvolge e la sfiducia ormai conclamata degli organi dell'ente, fino all'inchiesta che interessa l'assessora regionale al turismo, Graziamaria Starace, e il sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti. Casi diversi, ma accomunati da un medesimo interrogativo: che fine ha fatto il senso delle istituzioni?

IL CASO LODISPOTO

Da una parte, dunque, vi è il presidente della Provincia Bat, che continua a rimanere al suo posto nonostante l'indagine che lo coinvolge, la sfiducia manifestata da sei sindaci su nove, le dimissioni di undici consiglieri provinciali su dodici e la recente presa di posizione dei consiglieri provinciali del centrosinistra per la Bat, i quali hanno rifiutato di partecipare all'incontro convocato dal presidente, chiedendo il ritorno del confronto nelle sedi istituzionali.

IL CASO STARACE-NOBILETTI

Dall'altra vi è la vicenda che coinvolge l'assessora regionale al turismo e il sindaco di Vieste, interessati da un'indagine della Procura relativa alla gestione di una concessione demaniale. Sarà la magistratura a fare piena luce sui fatti, ma colpisce come anche in questo caso prevalga l'attesa anziché una riflessione immediata sul piano politico e istituzionale.

Naturalmente, la presunzione di innocenza resta un principio fondamentale dello Stato di diritto. Tuttavia, quando si ricoprono incarichi pubblici di vertice, esiste anche una responsabilità politica ed etica che non può essere ignorata. Una volta si riteneva doveroso fare un passo indietro per tutelare le istituzioni; oggi sembra che nessuno si dimetta più, anche quando viene meno la fiducia politica o emergono situazioni che rischiano di compromettere la credibilità degli enti rappresentati.

IL PRECEDENTE DI TRANI

Basta guardare a quanto accaduto a Trani durante la recente campagna elettorale. Per settimane la stampa ha riportato notizie riguardanti presunte promesse di posti di lavoro, favori personali, corsie preferenziali, buoni carburante e altre utilità prospettate a cittadini in difficoltà economica. Circostanze che hanno suscitato allarme e preoccupazione.

Già il 21 aprile scorso avevo formalmente chiesto alla Procura della Repubblica una particolare attenzione e un rafforzamento della vigilanza durante la campagna elettorale. Successivamente, ho ritenuto necessario rivolgermi anche a sua eccellenza il prefetto della Bat, affinché valutasse ogni possibile iniziativa istituzionale a tutela del prestigio e del buon andamento della Provincia. Entrambe le iniziative nascevano dalla stessa convinzione: quando emergono fatti che minano la fiducia dei cittadini, le istituzioni devono essere in grado di fornire risposte rapide e autorevoli.

I TEMPI DELLA SFIDUCIA

Ed è proprio questo il punto: troppo spesso le decisioni arrivano quando il danno è già stato prodotto. I tempi delle verifiche, degli accertamenti e delle valutazioni istituzionali risultano spesso troppo lenti rispetto alla velocità con cui cresce la sfiducia dei cittadini. Quando le risposte tardano, il problema non si attenua, ma si consolida. La sensazione diffusa è che si aspetti troppo prima di assumere decisioni che richiederebbero coraggio e senso delle istituzioni.

Non è un caso che, elezione dopo elezione, alle urne si rechi appena il 40 o il 50 per cento degli aventi diritto. Molti giovani si allontanano dalla politica, mentre a sostenere ancora la partecipazione democratica sono soprattutto quei cittadini che continuano a credere nei valori della giustizia, della legalità, delle istituzioni e della buona amministrazione.

Ma anche questa fiducia ha un limite. Quando indagini, polemiche, richieste di dimissioni e crisi politiche si susseguono senza risposte tempestive, il rischio è che venga meno persino la fiducia di coloro che hanno sempre creduto nello Stato e nelle istituzioni. La vera emergenza, oggi, non è soltanto giudiziaria: è istituzionale.


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