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Consiglio, il saluto di Galiano: «Lavoriamo per una città forte e accogliente»

Partito il primo consiglio comunale della nuova consiliatura. All'avvio del punto dedicato all'esame delle condizioni di eleggibilità e compatibilità del sindaco e dei consiglieri, previsto dall'articolo 41 del decreto legislativo 267 del 2000, Galiano ha chiesto la parola, esordendo con una battuta sulla scomodità della postazione: «Se il problema è che bisogna stare chinati in questa maniera orribile, questo microfono è di un'antipatia unica: si parla seduti oppure chinati in questo modo? Siamo al nostro primo consiglio comunale, ma almeno...». E poi, con autoironia: «Avrete notato che il sindaco attuale è un po' più basso di quello che c'era prima».
UNDICI ANNI DOPO
«La dico meglio - ha proseguito -: il mio primo consiglio comunale dopo una lunga consiliatura, seppure in due tappe, lunga undici anni. Undici anni fa il sottoscritto, come molti di voi, viveva in una città differente. Ed eravamo persone diverse: io per primo ero una persona estremamente differente, che mai avrebbe pensato, undici anni dopo, di ritrovarsi a parlare da questo scranno, che ritengo essere il più difficile della nostra città». Quindi il ricordo del porto: «Undici anni fa, quando mi affacciavo sul porto di Trani, soprattutto al tramonto, quando il sole cala, la pietra di Trani risponde con la sua luce e il riflesso del sole si increspa sul mare, assistevo a uno spettacolo meraviglioso. Uno spettacolo che ti fa sentire il peso e l'onore di quello che stiamo vivendo in questo momento».
LA PROMESSA SCOUT E DON MILANI
«Uso la parola amore non a caso - ha sottolineato il neo sindaco - perché è una parola che spesso è stata dimenticata, dileggiata, vilipesa. Come dignità, moralità, lealtà, decoro, prestigio, privilegio e rispetto, un'altra parola che spesso viene fraintesa». Poi il richiamo alle sue radici nello scautismo: «Quando penso al fatto di poter essere seduto qui con voi, torno a quando, da ragazzo, promettevo di fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso il mio Paese, di aiutare gli altri e di porre tutto il mio onore nel meritare la fiducia di chi riponeva nelle mie mani le proprie speranze. Tradotto in termini amministrativi, ritengo che tutto questo si possa riassumere in poche parole: tutelare il pubblico interesse». Una citazione soltanto, annunciata e mantenuta, quella di don Milani: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia». E l'impegno che ne discende: «Unire la politica e la città penso che sia uno dei compiti di chiunque segga in quest'aula, ma anche di chi assiste. Ognuno di noi porta con sé le speranze delle persone che lo hanno votato e di una città intera, che viene prima dei nostri desideri individuali».
UNA CITTÀ «FORTE, MA ANCHE ACCOGLIENTE»
Il finale è un elogio di Trani: «Andiamo incontro alle persone, alle donne e agli uomini, come ognuno di noi sa fare. E lo faremo tutti quanti, io credo, con l'onore di cui vi parlavo prima, con la gioia di chi ha l'onore di rappresentare una città che è forte, ma è anche accogliente; che è valorosa, ma è anche leale; che è fertile. Ho scritto qui, nei miei appunti, che è bella. Io direi che è bellissima». Infine il congedo, con un'ultima concessione all'autoironia: «Auguro a tutti quanti noi, a me per primo, buon lavoro. E abbiate pazienza se ogni tanto sbaglio qualche intervento. Grazie a tutti».


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