È un viaggio nel mondo degli animali e, attraverso di loro, nell’animo umano quello proposto da Dacia Maraini a Palazzo San Giorgio, in occasione dell’incontro dedicato al suo ultimo libro, «Anche i cani a volte volano. Storie di animali per tornare umani». Dialogando con il giornalista Mimmo Mazza, la scrittrice ha raccontato storie, incontri e riflessioni che restituiscono agli animali un ruolo fondamentale: non semplici compagni dell’uomo, ma esseri viventi con cui condividiamo il pianeta e dai quali abbiamo ancora molto da imparare. Attraverso racconti, memorie e riflessioni, la scrittrice guarda al mondo animale non come a un universo distante, ma come a una parte fondamentale del mondo al quale apparteniamo.
«Noi esseri umani siamo parte di un ecosistema e abbiamo bisogno degli animali, di tutti gli animali – spiega l’autrice – anche di quelli che spesso consideriamo fastidiosi, inutili o persino pericolosi».
«Ogni specie contribuisce, in modo diverso, all’equilibrio della natura e la sua scomparsa può avere conseguenze sull’intero sistema di cui anche noi facciamo parte», nel racconto di Dacia Maraini, gli animali diventano anche maestri di un sentimento che l’essere umano sembra avere sempre più difficoltà a praticare: l’amore senza pretese.
«Un cane, spiega la scrittrice, quando incontra una persona che ama, la ama per quello che è. Non le chiede di essere diversa, non pretende perfezione, non misura il valore di chi ha davanti. L’animale ama per ciò che sei. È un amore fatto di presenza, fedeltà e cura, capace di dare senza aspettarsi qualcosa in cambio». Anche il guinzaglio, nella riflessione di Maraini, assume un significato che va oltre il semplice oggetto: diventa quasi un cordone ombelicale, il simbolo di un legame fatto di cura, responsabilità e affetto. Un filo che unisce due esseri viventi.
Per la scrittrice, infatti, negli animali c’è qualcosa di miracoloso: sanno amare e sanno dare tutto senza chiedere nulla. È una delle grandi lezioni che possono offrirci. Guardandoli, possiamo riscoprire una forma di amore più semplice, autentica e disinteressata.
Tra le storie raccontate da Maraini c’è anche quella di una lupacchiotta incontrata a Pescasseroli, in Abruzzo. Un animale che, nell’immaginario comune, può suscitare timore, ma che in quel caso appariva piccola, indifesa e tenera. La cucciola fu presa in cura dagli addetti e, proprio da loro, venne poi chiamata Dacia, in omaggio alla scrittrice.E poi il ricordo dei gabbiani, osservati con particolare attenzione. Un giorno la scrittrice provò a offrire un pezzo di pane a uno di loro. Piano piano il gabbiano si avvicinò, fino a prendere il cibo dalle sue mani con delicatezza, senza ferirla. Un piccolo gesto che diventa simbolo della possibilità di costruire un rapporto con gli animali attraverso la pazienza, la fiducia e il rispetto. Maraini affronta anche il tema della caccia, esprimendo una posizione nettamente contraria. La scrittrice osserva come, in passato, la caccia potesse rappresentare per l’uomo una necessità legata alla sopravvivenza e al bisogno di procurarsi il cibo. Oggi, nella sua riflessione, quella necessità non avrebbe più la stessa ragione d’essere. Da qui la domanda: se non è più una questione di sopravvivenza, quale senso ha oggi uccidere un animale per sport o per abitudine?Vegetariana, la scrittrice lega le proprie scelte personali a una più ampia idea di rispetto per la vita e si interroga sul modo in cui l’uomo considera e tratta le altre specie.
La sua riflessione si estende anche all’abbandono degli animali e agli allevamenti intensivi, temi che Maraini affronta con fermezza. Anche gli animali selvatici, secondo la sua riflessione, dovrebbero restare nel loro ambiente naturale e non essere utilizzati negli spettacoli circensi. Nel circo, sostiene Maraini, a esibirsi dovrebbero essere gli esseri umani, non gli animali: gli uomini possono scegliere di fare acrobazie e mettersi alla prova, mentre per gli animali la costrizione all’esibizione può significare sofferenza e allontanamento dalla loro natura.
Il messaggio che emerge è chiaro: non siamo padroni della natura, siamo parte della natura. E non abbiamo bisogno soltanto degli animali che ci piacciono o che ci sono familiari: abbiamo bisogno di tutti gli animali. È un invito a superare la distanza e la paura nei confronti di ciò che non conosciamo, imparando ad ascoltare quella lingua fatta di sguardi, movimenti, silenzi e presenze. Gli animali non ci chiedono grandi dichiarazioni. Ci chiedono presenza, attenzione e rispetto. E forse proprio imparando ad ascoltare il loro silenzio possiamo ritrovare qualcosa che appartiene anche a noi: la capacità di essere, davvero, più umani.
