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Dialoghi off, Cissè al Moro: «Dai pregiudizi al riscatto, la mia strada da attore»

«Personaggio? È un parolone, ma ci stiamo lavorando». Esordisce così, con un sorriso imbarazzato, l'attore Malich Cissè, questa mattina ospite dell'istituto Aldo Moro di Trani per il dialogo «Pregiudizi e stereotipi», insieme con Maddalena Larosa nell'ambito dei Dialoghi Off, la sezione diffusa sul territorio della venticinquesima edizione dei Dialoghi di Trani, curata dal Centro di servizio al volontariato San Nicola Ets.

Al centro dell'incontro, un nodo che riguarda da vicino il cinema e la televisione italiani: alle persone nere, sullo schermo, viene troppo spesso riservato solo il ruolo dello spacciatore o del migrante. Da qui il racconto di Malich Cissè, giovane attore barese, portavoce di una generazione che rivendica un'altra idea di identità, di appartenenza e di possibilità di riscatto, al di là delle etichette.

IL MESSAGGIO AI RAGAZZI

Prima di tutto, l'emozione. Cissè non ha usato mezzi termini nel raccontare cosa significhi, per lui, trovarsi per la prima volta a parlare con degli studenti dentro una scuola: «Questa cosa per me è un onore, ed è bellissima - dichiara -. Quello che dico sempre a me stesso, che ho visto sulla mia pelle, è di circondarsi sempre di persone positive, che ti motivino e che ti indirizzino verso le cose giuste».

Un invito rivolto proprio ai ragazzi dell'alberghiero, la stessa scuola che l'attore ha frequentato prima di calcare un set: «Appena ho letto il nome dell'istituto mi è venuto un senso di nostalgia - racconta -. Qualsiasi cosa una persona faccia, comunque, ti lascia qualcosa, e la scuola alberghiera mi ha dato qualcosa che oggi mi aiuta anche a livello lavorativo, anche se faccio cinema». Prima dell'attore, del resto, Cissè ha fatto anche il cameriere e il cuoco, un passaggio che non considera affatto archiviato.

Alla platea l'attore ha proposto un metodo semplice per non tradire le proprie aspirazioni senza rinunciare alla concretezza: «So che l'alberghiero, appena si esce, non garantisce sempre di trovare subito un lavoro a tempo pieno: conosco molti ragazzi a cui è successo - ammette -. Ma questo non toglie che, se hai un sogno, qualcosa che vuoi fare, tanto vale provarci. Può diventare il piano A, e quello che studi resta comunque un piano B».

DALLA SCUOLA AL SET

Il percorso di Malich Cissè, del resto, è già un piccolo manuale di ostinazione. Nel film «La vita davanti a sé», al fianco di Sophia Loren, l'attore chiarisce di aver girato le proprie scene soltanto a Bari, e non a Trani, come invece gli viene chiesto dal suo interlocutore. Ben diversa l'esperienza in «Siccità», il film di Paolo Virzì che racconta una Roma prosciugata dal caldo e dalla mancanza d'acqua, tra i primi grandi progetti dell'attore, nei panni di Sembene: «È stato per me un onore assoluto, e lavorare con un cast del genere è stato veramente bello - racconta -. Sono anche molto timido, quindi se ogni tanto vado fuori tema, ditemelo pure». Il conduttore lo rassicura: la timidezza, forse, resta un tratto della vita di tutti i giorni, ma davanti alla macchina da presa sembra sciogliersi da sola.

Il salto di qualità arriva con «Cattiva Strada», opera prima del regista Davide Angiuli, dove Cissè interpreta per la prima volta un ruolo da protagonista, il giovane Donato, al fianco dell'attore Giulio Beranek: «È stato il mio primo film da protagonista - racconta -. A marzo, al Bifest, io e Giulio abbiamo vinto insieme il premio per la migliore interpretazione maschile: è stata la prima volta per me a un riconoscimento del genere, ed essere lì, da protagonista, con un premio in mano, per me è stata l'apoteosi».

A fine chiacchierata, una curiosità da ex studente dell'alberghiero: qual era il piatto che sapeva preparare meglio di tutti? Risposta, tra il serio e il faceto: «Dal terzo anno ho scelto sala, ma le cose che mi riuscivano meglio erano i piatti alla lampada», i piatti flambé preparati in sala, a vista, davanti ai clienti. Un dettaglio minimo, quasi frivolo, che dice però qualcosa in più: anche nel mestiere di attore, in fondo, si continua a cucinare qualcosa davanti a un pubblico.

(foto di Sara Mancini)


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