«Lo stadio di Molfetta non è terra di nessuno». Non sappiamo se ci sia un rapporto di causa-effetto fra le due circostanze, ma lo spostamento della partita fra Trani e Ostuni da Molfetta a Bari arriva all'indomani di una dura presa di posizione del Comitato coordinamento Sparlotti, sigla che raccoglie una parte della tifoseria molfettese. Il bersaglio è la decisione del gestore dello stadio Poli di concedere l'impianto per la disputa della gara della squadra tranese.
Il comitato non ha usato giri di parole. «Siamo contrari alla concessione dello stadio di Molfetta a una squadra come il Trani, storicamente rivale della nostra città e della nostra tifoseria». Secondo gli autori della nota, però, la questione va oltre il campanile: «Non è solo una questione di rivalità: è una questione di identità, rispetto e opportunità».
Nel mirino anche la Molfetta Calcio, che gestisce l'impianto e che, a detta del coordinamento, non può continuare a disporne «come se fosse nella propria esclusiva disponibilità». La conclusione è netta: «Lo stadio è un patrimonio della città, non una struttura da utilizzare senza tenere conto della sua storia e della sua identità. Molfetta viene prima di qualsiasi interesse societario».
Per comprendere la portata della polemica bisogna tornare indietro di sedici anni. Nel 2010, al termine della semifinale dei playoff per la promozione in Serie D fra le due squadre, si verificarono gravi incidenti che ancora oggi pesano sui rapporti fra le due tifoserie. Quella promozione, peraltro, il Trani la conquistò davvero, battendo il Noto in finale: un ricordo dolce sulla sponda tranese, amaro su quella molfettese, mai del tutto sbiadito.
Quale che sia stata la ragione ufficiale, il risultato è che la partita non si giocherà più al Poli ma a Bari. Una soluzione che, almeno nell'immediato, toglie dall'imbarazzo la società molfettese e disinnesca un possibile focolaio di tensione.
