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Al Polo museale «Resta Diva»: tra mito e fragilità della Callas nello sguardo di Meneghini

Resta Diva, omaggio a Maria Callas si configura come un racconto teatrale che privilegia la verità emotiva rispetto alla mera cronaca, restituendo al pubblico un ritratto più umano e complesso della Maria Callas, lontano dall’icona irraggiungibile consegnata alla storia.

Lo spettacolo sceglie un punto di osservazione insolito e coraggioso: non guarda alla Callas dal basso del loggione, abbagliato dalla luce dei riflettori, ma le si avvicina di fianco, quasi in punta di piedi, attraverso gli occhi di Giovanni Battista Meneghini  «Titta», come lo chiamava lei l'industriale veneto che la scoprì, la sostenne, la sposò e che poi si trovò, come tanti altri, a contemplare il vuoto che lasciava dietro di sé.

È l'attore Enrico Lo Verso a incarnare Meneghini con una prova intensa e misurata, capace di restituire tutta la densità emotiva di un amore vissuto nell’ombra di una figura inafferrabile. La sua interpretazione non si limita alla rappresentazione, ma diventa testimonianza viva: un equilibrio sottile tra sentimento e consapevolezza, tra dedizione e distanza. Ne emerge la tensione di un legame che sfiora il mito senza mai poterlo davvero trattenere.

Accanto alla parola, la musica assume un ruolo essenziale grazie al pianoforte del Maestro Mirko Lodedo. La sua presenza non si esaurisce in una funzione di accompagnamento, ma si trasforma in un vero e proprio contrappunto drammaturgico: una voce parallela che dialoga con il racconto, lo anticipa, lo amplifica. Le partiture care alla Callas, spogliate dell’orchestra e ridotte all’essenzialità dei tasti, acquistano una nuova intensità, quasi a suggerire che la grandezza dell’artista sopravvive anche nella sottrazione.

La regia di Alessandra Pizzi conferma una notevole capacità di tenere insieme dimensione intima e respiro epico, attraversando senza reticenze anche le zone più controverse della vicenda: il legame con Aristotele Onassis, il progressivo isolamento, la fragilità esistenziale di una donna che, pur assoluta sul palcoscenico, si percepiva irrimediabilmente inadeguata nella vita privata.

Si chiude così una parentesi teatrale di rara qualità al Polo museale, fortemente voluta dalla Fondazione S.E.C.A., in uno spazio capace di intrecciare linguaggi artistici e visioni culturali, confermandosi luogo vivo di dialogo e contaminazione.

Ma più che una conclusione, si tratta di un nuovo inizio. In occasione del decimo anniversario, il Polo Museale della Fondazione guarda avanti con entusiasmo, proponendo tre nuove giornate dal 23 al 25 aprile, dedicate ad arte, memoria e futuro. Un percorso che ribadisce la vocazione di questa realtà come autentica officina culturale, aperta alla città e alle nuove generazioni.

A suggellare l’esperienza, la possibilità di approfondire ulteriormente la figura della Callas attraverso libri e materiali dedicati editi Giunti, prolungando il dialogo oltre la scena. Perché, come ricorda Alessandra Pizzi, «La lettura resta il sale della vita»: uno strumento silenzioso ma potentissimo, capace di restituire la verità più profonda delle storie e di chi le ha vissute.

 


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