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“Don Tonino Bello. Uomo del Sud e dei Sud”: a Trani, l’omaggio di Sabino Zinni al vescovo degli ultimi

Si è svolta venerdì scorso nella sala Cineforum della biblioteca comunale Giovanni Bovio la presentazione del primo libro del notaio andriese Sabino Zinni, dal titolo “Don Tonino Bello. Uomo del Sud e dei Sud”. Un’opera capace di restituire con immediatezza il profilo umano, spirituale e politico di Antonio Bello, figura tra le più significative del cattolicesimo italiano del secondo Novecento.

"Don Tonino Bello. Uomo del Sud e dei Sud" non è una biografia accademica né un’analisi teologica sistematica: è un atto di gratitudine, dichiarato e consapevole, nei confronti di una figura che ha segnato in profondità la vita dell’autore e, con lui, quella di un’intera generazione di cattolici. Pubblicato da ERF Edizioni, il volume si propone un obiettivo preciso e duplice: restituire don Tonino a chi lo ha dimenticato o ne conserva solo un ricordo sbiadito, e consegnarlo per la prima volta a chi, soprattutto tra i giovani, non ha avuto la fortuna di incontrarlo.

Un’operazione culturale e morale insieme, tanto più urgente in un’epoca in cui le figure di riferimento tendono a dissolversi nella velocità del presente.

La sala gremita è stata segno di un interesse ancora vivo attorno alla figura del vescovo di Molfetta, e l’atmosfera è stata sin da subito quella di un incontro più che di una presentazione formale. L’autore ha condotto il pubblico attraverso i macrotemi del libro con uno stile dichiaratamente colloquiale, alternando riflessioni a citazioni dirette, più frasi evocative che lunghi passaggi, lasciando spazio a un ascolto attento e partecipato da parte dei presenti, che hanno seguito con interesse e attenzione.

Don Tonino, infatti, non deve essere visto come una figura del passato, ma come una presenza ancora viva nel dibattito contemporaneo. Soprattutto il suo invito a costruire una Chiesa “del grembiule”, cioè serva e vicina agli ultimi, continua a interrogare credenti e non credenti.

Già dal titolo emerge l’interpretazione centrale dell’autore: don Tonino viene presentato subito come “uomo del Sud e dei Sud”. Non solo, quindi, radicato nel Mezzogiorno italiano, tra il Salento e Molfetta principalmente, ma capace anche di incarnare una sensibilità universale verso tutti i Sud del mondo, anche quelli sociali ed esistenziali. Ed è tutta qui la sua azione pastorale, sempre rivolta agli ultimi, agli esclusi, alle periferie, perché sono proprio “i poveri il punto di partenza”, verso cui, secondo don Tonino, bisognerebbe adottare la logica del “cuore pensante”: pensare soltanto con la testa, infatti, porterebbe a essere cinici e aridi, mentre utilizzando il cuore si ragionerebbe anche attraverso le emozioni.

Zinni insiste su questa dimensione, sottolineando come il vescovo non sia stato un semplice osservatore dei processi storici, ma un protagonista attivo: prima di essere vescovo era un uomo che si schierava apertamente nelle questioni, con un impegno concreto e spesso anche scomodo.

Uno dei temi dell’opera di Zinni è proprio la complessità di don Tonino Bello, definito spesso come un “pastore scomodo”, capace di prendere posizioni, di esporsi e addirittura di mettere in discussione assetti consolidati sia all’interno della Chiesa sia nella società civile. È una figura lontana da ogni tentazione di neutralità, attraverso l’uso di un linguaggio che diventa vero e proprio strumento di denuncia ma, insieme, anche di speranza, con una forte coerenza tra parola e azione.

“Don Tonino Bello. Uomo del Sud e dei Sud” si presenta, quindi, come un invito alla scoperta di questo personaggio, stimolando una riflessione personale.

L’obiettivo è, infatti, quello di trasformare il ricordo in domanda, il passato in responsabilità, per ricordare che i Sud del mondo non sono solo luoghi geografici, ma realtà umane che chiedono ancora di essere ascoltate.


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