Insignita ambasciatrice di pace nel mondo la tranese Francesca Corraro per l’impegno sociale verso le donne e i minori.
L’iniziativa, promossa dall’onorevole Souad Sbai, Presidente del Centro Studi Averroè, con il patrocinio della Camera dei Deputati, con i saluti istituzionali della Vice Presidente della Commissione Cultura, On. Giorgia Latini, e dell’Assessore alla Cultura della Regione Lazio, On. Simona Renata Baldassarre.
La dottoressa Francesca Corraro (nata a Trani, classe 1990), cultrice dell’editoria e professionista italiana operante nei settori dell’editoria, della formazione e della comunicazione istituzionale. È laureata in Lettere e Filosofia, con indirizzo in Editoria e Giornalismo, presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, nonché in Economia Aziendale, con formazione specialistica in strategie di comunicazione pubblica e sociale.
Presidente dell’associazione Accademia Letteralmente, Francesca Corraro, persegue una missione ambiziosa: rendere il diritto uno strumento di difesa e consapevolezza per tutte le donne. “Attraverso la cultura e la formazione trasmettiamo un messaggio vitale: conoscere i propri diritti è il primo passo per essere libere”.
L’Associazione ha sede in Puglia, una terra meravigliosa ma segnata da troppi casi di femminicidio. È da qui che parte la nostra sfida per trasformare il silenzio in voce e la vulnerabilità in forza.
Ad insignire Francesca Corraro l’on. Souad Sbai, il prof. Massimiliano Papa e la Console Generale del Marocco Soad Soulemani.
Nel suo discorso di ringraziamento Francesca Corraro ha ricordato le vittime di femminicidio della sua terra: “Mentre celebriamo questo titolo, il mio pensiero corre alle donne della mia terra: penso a Patrizia Lamanuzzi di Bisceglie, tragedia consumatasi pochi giorni fa. Ricordo ancora la mattina in cui arrivò la notizia della pubblicazione della seconda edizione del mio libro, “I giorni in cui eravamo felici”– romanzo giuridico che affronta il tema del femminicidio, contestualmente, le cronache annunciavano che Patrizia era stata strangolata e gettata dal quinto piano dal marito. E penso a Teresa Di Tondo, uccisa nella mia Trani e rinvenuta cadavere da sua figlia minorenne. La loro storia ci urla che non può esserci pace senza un’educazione al sentimento che sradichi l’idea della donna come “proprietà. Se vogliamo che il Piano Mattei funzioni - continua, dobbiamo dare un'anima alle sue infrastrutture. Non bastano i gasdotti se manca la cultura. Il Sud Italia deve diventare il laboratorio di questo Piano: un centro di formazione dove il Libro, come mezzo di trasporto, porti alle donne del Mediterraneo competenze tecniche e consapevolezza dei propri diritti. Se riusciamo a testare modelli vincenti di emancipazione a Trani o a Palermo, avremo la chiave per il riscatto di Tunisi o di Tangeri. Sappiamo bene che nessuna riforma economica avrà successo senza una profonda rivoluzione culturale. La cultura è l'unico mezzo capace di rendere le donne davvero libere: una donna istruita riconosce la violenza prima che diventi tragedia e sa rivendicare il proprio posto nel mondo. L'economia apre le porte, ma è la cultura che apre le menti. Si dice spesso che dal Sud si scappa. È vero: fuggono i talenti, fuggono le donne che hanno paura, fuggono le donne che fanno paura. Ma io sono qui per dire che dal Sud bisogna cominciare”.


