Non una conferma, ma una consapevolezza. È questa la cifra più precisa con cui leggere «La nostra ultima estate», cortometraggio diretto da Giuseppe De Candia e Paolo Emilio Addario Chieco, presentato in prima assoluta il 18 giugno al Cinema Politeama di Bisceglie. Dietro la macchina da presa non siedono esordienti mossi dall'entusiasmo della prima prova, ma autori che hanno già maturato esperienza e affinato un proprio modo di osservare e costruire le immagini, con una sicurezza di sguardo che si riflette nella misura del racconto e delle scelte registiche.
Alex e Tommaso, interpretati rispettivamente dallo stesso De Candia e da Riccardo Ubertini, attraversano quella stagione della vita in cui il futuro appare ancora aperto a ogni possibilità, ma comincia già a mostrare il peso delle scelte. I sogni conservano la loro forza attrattiva, mentre le inquietudini trovano spazio anche nei silenzi. In questo percorso, l'amicizia rappresenta un legame essenziale, capace di offrire un punto di riferimento nei momenti di maggiore incertezza; l'amore emerge invece come scoperta, intuizione di sé e graduale presa di coscienza.
De Candia e Addario Chieco affrontano tali dinamiche con sensibilità e controllo, evitando facili enfasi e affidando ai gesti, agli sguardi e alle sospensioni narrative il compito di raccontare ciò che le parole non riescono a esprimere.
Particolarmente significativa è la scelta di radicare la vicenda in un contesto geografico ben definito. Bisceglie, Trani e Molfetta non costituiscono semplici quinte scenografiche, ma partecipano alla costruzione dell'identità stessa del racconto. Il paesaggio costiero, la luce del Mezzogiorno, la pietra chiara dei centri storici e la presenza costante del mare si intrecciano agli stati d'animo dei protagonisti, contribuendo a creare un immaginario autentico e riconoscibile.
Alla costruzione di questo universo contribuiscono anche le interpretazioni di Michele Lattanzio, Manuela Boccanera, Flavio Bocola, Claudio Totino e Claudia Tatulli, all'interno di un progetto che coinvolge professionalità provenienti dalla Puglia e da Roma.
A partire dal 22 giugno, il cortometraggio entrerà nel catalogo della piattaforma «WeShort» come titolo «WeShort Original», ampliando il proprio orizzonte di diffusione ben oltre il contesto locale.
Il film racconta con delicatezza il percorso di due ragazzi che imparano a riconoscere e ad accettare i propri sentimenti, seguendo il passaggio dall'amicizia a una consapevolezza più profonda senza forzature né schematismi. Non sorprende, allora, che l'opera si chiuda con la dedica «Alla libertà di amare e alla nostra Puglia»: una frase che racchiude il senso più autentico del racconto, dove l'amore e i luoghi finiscono per intrecciarsi in un'unica narrazione.
C'è infine un elemento che merita di essere sottolineato. Opere come «La nostra ultima estate» dimostrano quanto sia importante continuare a sostenere nuovi autori e nuove visioni. Investire nel cinema significa infatti creare le condizioni affinché storie radicate nei territori possano trovare spazio, pubblico e continuità. È da percorsi come questo che prendono forma gli autori di domani, capaci di trasformare esperienze personali e identità locali in racconti che parlano a tutti.












