«Basta essere d'accordo». Con questo spirito, dichiarato senza giri di parole dai curatori Niccolò Fettarappa e Leonardo Manzan, cala questa sera il sipario su Match!, il festival contro i complimenti reciproci che il Teatro di Roma ha dedicato alla drammaturgia under 35: quindici giorni di spettacoli, duelli di pensiero e persino calcio teatralizzato, dal 14 al 29 luglio, al Teatro Torlonia di villa Torlonia, nell'ambito di Roma Theatrum Mundi e con il sostegno della Fondazione Roma.
UN TEATRO TRASFORMATO IN RESIDENZA
L'idea, più che una rassegna, è stata una scommessa produttiva: trasformare il Torlonia in un presidio di innovazione e in uno spazio di residenza creativa per quattro compagnie under 35, selezionate dai curatori e sostenute dallo stabile capitolino nello sviluppo di un progetto originale ispirato ai temi del festival. Per un mese intero le quattro realtà hanno lavorato negli spazi del teatro attorno ai fili conduttori di questa edizione: l'agonismo teatrale, il dibattito performativo e la vertigine del non essere d'accordo. Gli esiti sono andati in scena dal 17 al 29 luglio, ciascuno in doppia replica, per un totale di otto rappresentazioni.
Il viaggio è partito il 17 e 18 luglio con «Pesce rosso aggredito dalla solitudine» dei Fratelli Sinigaglia, ispirato a un aneddoto della vita di Jim Carrey e costruito sul cortocircuito fra il benessere più sfrenato e il decadimento psichico; è proseguito il 21 e 22 con «Vita di San Genesio Reloaded» di Alessandro Paschitto - compagnia Ctrl+Alt+Canc - che ha riletto il mito del santo patrono degli attori trasformando l'atto teatrale in un rito decaduto e alienato.
L'ODIO DISTILLATO DI LIDIA MARGIOTTA
Il terzo appuntamento è stato quello più atteso da chi segue la nuova scena pugliese e romana. Venerdì 24 luglio alle 21 e sabato 25 alle 19 è andato in scena «Odio extra-vergine», testo e regia di Lidia Margiotta, produzione del Teatro di Roma con il collettivo Effe, con la stessa Margiotta in scena accanto a Lorenzo Carpinelli. Lo spettacolo è un'indagine tagliente che prova a distillare il risentimento contemporaneo - politico, mediatico e quotidiano - finché l'irruzione della realtà e del conflitto sociale non incrina il dispositivo scenico, costringendo i protagonisti a fare i conti con la complessità e la violenza del presente. Un olio d'odio spremuto a freddo, insomma, che ha trovato nel formato del festival - fondato proprio sul disaccordo come motore creativo - il suo terreno ideale.
DUELLI, PALLONE E CRITICA
Ad animare le serate sono stati i match veri e propri, duelli performativi e verbali ispirati allo storico format televisivo di Alberto Arbasino: l'anteprima del 14 luglio con il confronto fra Stefano Massini e Luca De Fusco, la sfida a quattro del 25 luglio, «Cosa resterà di questi anni '80?», fra Emanuele Aldrovandi, Nicola Borghesi, Licia Lanera e Federica Rosellini e, infine, questa sera alle 21, «Fight Club», lo scontro frontale e senza filtri fra due giganti del teatro italiano, Antonio Rezza e Gabriele Vacis, chiamati a incrociare i guantoni del dibattito culturale pubblico.
Non sono mancate, il 17 e il 24 luglio nell'area esterna della serra, le due partite di calcio teatralizzate dal titolo «Non vinceremo mai i mondiali», esito del laboratorio di alta formazione per attrici e attori under 27 condotto dagli stessi curatori, mentre lo sguardo del laboratorio di critica teatrale guidato da Graziano Graziani ha accompagnato il festival restituendone il racconto.
IL BILANCIO
La formula ha puntato sull'accessibilità: dieci euro il biglietto intero per gli spettacoli, otto il ridotto, ingresso libero con prenotazione per i duelli e per le partite di pallone. In attesa dei numeri ufficiali su presenze e ricadute, che il Teatro di Roma non ha ancora diffuso, un dato è già acquisito: quattro coproduzioni nate da zero, due laboratori e un pubblico chiamato a litigare, nel senso più nobile del termine. Se il teatro italiano soffre davvero di troppi complimenti reciproci, a villa Torlonia, almeno per quindici sere, la cura è stata somministrata.



