«Decidere se riaprire la discarica, puntare su un termovalorizzatore o su una centrale di trasferenza è una scelta di grande impatto, e spero che potremo prenderla tutti insieme». Lo ha detto il sindaco Marco Galiano nel consiglio comunale di questa sera, che ha approvato a maggioranza il nuovo piano economico finanziario dei rifiuti e l'aumento della Tari per il 2026.
L'AUMENTO E I NUMERI DEL PEF
Ad illustrare il provvedimento è stata l'assessora alle Risorse, Paola Covelli, che ha ricordato come il piano economico finanziario non sia «una scelta discrezionale dell'amministrazione comunale», bensì un atto elaborato secondo i criteri fissati da Arera e validato da Ager Puglia, l'ente di governo dell'ambito. Il nuovo metodo tariffario rifiuti, il cosiddetto Mtr 3, porta per Trani una tariffa complessiva riconosciuta da Ager Puglia di 12.332.307 euro, che al netto di alcune voci di entrata si traduce in una tariffa finale di 11.613.625 euro tra costi fissi e variabili, validata con deliberazione numero 161 del 14 luglio scorso. Rispetto al 2025, la sola parte variabile registra un incremento di 465.131 euro, riconducibile principalmente ai costi di raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento dell'indifferenziato.
LE CAUSE: EVASIONE, TRASPORTI ED ECOTASSA
Covelli ha spiegato che l'aumento non riguarda solo Trani, ma è «una criticità comune a molti enti locali pugliesi, determinata dai costi di conferimento e dalle condizioni del mercato del trattamento dei rifiuti», fattori sui quali il Comune non ha strumenti diretti di intervento. Lo stesso sindaco Galiano ha fornito alcuni dati a sostegno della gestione dell'amministrazione: l'evasione della Tari ammonta oggi a 3.530.837,31 euro, in crescita del 31,67 per cento rispetto allo scorso anno, a fronte di un recupero di 312.000 euro nell'ultimo esercizio e di 534.000 euro in quello precedente. Galiano ha inoltre segnalato l'impatto del caro carburante sui costi di trasporto - il gasolio, ha detto, è passato da un euro e 60 a due euro e 20 nel giro di un anno -, e ha rivendicato un risparmio complessivo di 8 milioni e 600.000 euro accumulato dal 2015 ad oggi nella riscossione della tassa. Un capitolo a parte riguarda l'ecotassa regionale sul deposito in discarica, disciplinata dalla determinazione dirigenziale 115 del 31 marzo 2026, che premia i comuni con percentuali più alte di raccolta differenziata: una leva che, secondo Covelli, si attesta a Trani intorno al 76 per cento, mentre il sindaco ha rivendicato una quota di riciclo del 73 per cento, definendo la città un esempio rispetto ad altre realtà pugliesi. Il consigliere Giacomo Marinaro ha però contestato la ripartizione dei fondi regionali per l'ambiente, che assegnerebbero 20 milioni di euro ai comuni con percentuali di differenziata più basse e appena 4 milioni, da dividere, ai comuni già virtuosi come Trani.
LA TARIFFA PUNTUALE, DA SETTEMBRE IL BANCO DI PROVA
Il punto su cui si è insistito con più convinzione è quello della tariffazione puntuale, il sistema che lega l'importo pagato dal cittadino alla quantità di indifferenziato effettivamente prodotto. Giovanni Di Leo ha riferito di un confronto avuto con i vertici aziendali di Amiu, spiegando che, secondo quanto confermato dall'amministratore unico Gaetano Nacci, «la tariffazione puntuale partirà in via sperimentale dal primo di settembre per alcune zone, fino al 31 dicembre, per poi essere estesa a tutta la città dal primo di gennaio». Un principio, ha aggiunto la consigliera Raffaella Merra, che dovrebbe diventare la vera bussola della politica dei rifiuti cittadina: «Quella dove si paga per quanto indifferenziato si produce realmente, dove chi differenzia paga meno e chi inquina paga di più».
IL NODO DISCARICA
Proprio Merra, tuttavia, ha preso le distanze dall'ipotesi di riaprire l'impianto di Trani: «Non abbiamo bisogno di riaprire la discarica, ci servirebbe soltanto mettere in atto la tariffa puntuale». Di segno diverso la posizione del sindaco, che ha annunciato l'intenzione di assegnare a breve una delega a un consigliere comunale per elaborare, insieme agli assessori competenti, una strategia complessiva di riduzione della Tari, tenendo sul tavolo più ipotesi: il potenziamento con un centro o una centrale di trasferenza - già proposta in passato dallo stesso ingegner Nacci -, il ricorso a un termovalorizzatore o, appunto, la riapertura della discarica. Galiano ha parlato di un lavoro da condurre «nella maniera più scientifica e asettica possibile», ricordando che ogni scelta avrà un impatto sulla città e sui costi futuri del servizio.
LE CRITICHE DELL'OPPOSIZIONE
Il consigliere Roberto Gargiuolo ha invece concentrato l'attenzione sulla gestione del personale di Amiu, contestando un bando per operatori ecologici tramite agenzie interinali pubblicato a metà luglio, con scadenza fissata al 31 agosto e un contratto della durata di appena un mese, fino al 30 settembre. Secondo Gargiuolo, il bando risulterebbe già chiuso da giorni, con le assunzioni avviate con largo anticipo sulla scadenza formale. Il consigliere ha inoltre sollevato la questione del doppio incarico dell'ingegner Nacci, in corsa anche per la presidenza di Kyma Ambiente a Taranto, chiedendo di valutare in futuro un consiglio di amministrazione al posto dell'amministratore unico. Merra ha infine segnalato un altro paradosso della nuova tariffa: la ripartizione tra utenze domestiche e non domestiche resta ferma al 71 e al 29 per cento, come negli ultimi cinque anni, ma nel dettaglio delle categorie commerciali - ha fatto notare - un museo risulterebbe gravato più di un ristorante o di un ipermercato. Le famiglie in difficoltà, ha aggiunto, potranno contare su appena 251.804 euro di agevolazioni sociali, pari al 2,16 per cento del montante complessivo del piano economico finanziario.
