Dei quattro velobox presenti in via Falcone, solo uno contiene un autovelox che rileva la velocità dei veicoli. Ma l'automobilista ignora quale sia. Quello fotografato l'altra mattina dal consigliere comunale Emanuele Tomasicchio, e presentato come vuoto, è evidentemente uno dei restanti tre che non contiene il vero e proprio dispositivo di rilevazione della velocità.
È quanto si deduce dalla replica dell'assessore alla polizia locale, Cecilia Di Lernia, nei confronti del consigliere comunale che, l'altra mattina, ha riacceso il dibattito sulla natura dei parallelepipedi arancioni e sul presunto spreco di denaro pubblico, con tanto di raggiro ai danni dei cittadini, circostanze per i quali si riserva di agire legalmente.
«I velobox sono dei contenitori in cui viene allocato l'autovelox - spiega l'assessore - e la motivazione per cui ne sono stati comprati quattro è legata al fatto che l'automobilista, nel tratto di strada interessato, non deve sapere in quale di questi contenitori sia stato allocato l'autovelox».
Il delegato del sindaco precisa anche che «non sono né vietati, né illegittimi, tanto che il Ministero si è espresso anche in materia. E, soprattutto, servono a contenere l'autovelox, come dimostra il fatto che, tra il costo dei velobox e quello dell'autovelox vi è una notevole differenza: un autovelox, mediamente, costa 30.000 euro; i velobox costano intorno ai 1.000 euro».
Un'ulteriore precisazione riguarda la manutenzione: «Non è mai stata fatta la manutenzione al velobox, ma all'autovelox. È una manutenzione obbligatoria annuale che consiste nella richiesta del certificato di omologazione, che viene rilasciata da una sola società presente sul territorio nazionale, in Romagna, cui noi annualmente inviamo il dispositivo, che ci viene restituito con la certificazione di omologazione, vale a dire che ha superato il test per essere messo in funzione in modalità automatica».
Di Lernia conclude informando che «tutto questo al consigliere Tomasicchio era già noto, poiché all'epoca dell'acquisto gli fu fornita tutta la relativa documentazione e chiarito, soprattutto, che la motivazione alla base di quell'acquisto era che facessero da deterrente. Come, infatti, è avvenuto».


