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Presunti disservizi nel pagamento delle bollette (scadute e spedite tardi) di Amet Trani: le lamentele di un utente

In una lettera indirizzata a questo organo di stampa, all’Amet, al sindaco, al Movimento consumatori, un cliente Amet, Vittorio Spaccapietra, lamenta una serie di presunti disservizi causatigli dall’azienda tranese. Di seguito il testo della sua missiva.

***
Nel venerdì 21.6.2019 ho ricevuto via mail (come da autorizzazione pre-concessa) una fattura Amet datata 17.4.2019. Tale mail rivelava tali anomalie: la spedizione dopo oltre 2 mesi; la data di pagamento imposta era entro il 13.5.2019 (ossia 1 mese prima della spedizione).

Da buon e “scioccamente puntuale” utente mi sono subito recato negli uffici di lungomare Chiarelli, nel lunedì 24.6.2019 (ossia all’indomani lavorativo della ricezione della mail) per pagare. Tralascio ogni considerazione circa l’attesa di oltre 1 ora stante il rapporto tra 22 persone in attesa di pagare ed 1 solo cassiere operativo. Arrivato il mio turno, dopo aver stigmatizzato il rapporto temporale tra data della emissione della fattura, data di spedizione e data prevista di pagamento, il cassiere mi rivela di non poter accettare il mio pagamento poiché la fattura non era stata ancora “caricata”.

Quindi la fattura datata 17.4.2019, spedita nel 21.6.2019, richiedente il pagamento nella data massima del 13.5.2019 non era stata ancora inserita nei sistemi: di grazia, come si faceva ad inviare l’invito al pagamento di una siffatta fattura? Il cassiere mi riferisce che i pagamenti sono possibili fino a giugno 2019. Credo al cassiere ma chiedo di parlare con un funzionario competente: mi viene fornito il nome.Chiedo alla guardia giurata, chi fino a quel momento era stata fuori della porta a fumare la sigaretta, di farmi parlare con tal funzionario. La guardia dice che per parlar con tal impiegato occorre presentare istanza e fissare appuntamento. Replico che è “Amet” inadempiente e che non vi sono ragioni per tale attesa.

In ogni caso tale guardia mi indirizza verso l’ingresso principale onde accedere direttamente.

Recatomi nell’ingresso principale degli uffici amministrativi in Piazza Plebiscito, altro personale addetto alla reception mi dice che per parlare con tal impiegato occorre accedere dalla sede deputata ai pagamenti, ossia da quella da cui provenivo.

Ritorno nella sede su lungomare Chiarelli ed avviene conciliabolo a 3: il soggetto addetto alla reception dice alla guardia giurata che i clienti devono accedere dalla porta interna, la guardia giurata dice che occorre un appuntamento, io che credo di stare su “Scherzi a parte” (con tutto il rispetto per l’ilare trasmissione televisiva).

La guardia giurata, “obtorto collo”, si reca da solo negli uffici amministrativi mentre mi dice di restare in attesa.

Dopo ben 10 minuti la guardia giurata torna in detta sede ma, lungi dal darmi istruzioni di accesso, mi dice che "tale impiegato è assente". Nessuna altra spiegazione, nessuno che lo sostituisca. Evidente la “copertura” concessa non solo a tal impiegato ma al sistema pieno di falle di tale Amet spa. Mi chiedo e vi chiedo: è così che si gestisce una azienda con tanti utenti ? Quali controlli sul personale vengono svolti sia dai dirigenti di “Amet” che dagli stessi comunali? Quale garanzia può dare uno “scaricabarile” fra impiegati? Quale garanzia può dare una guardia giurata che a regolari intervalli fuma appoggiata alla porta esterna dell’ingresso ubicato in Largo Chiarelli? Sanno Lor signori che tale comportamento costituisce “mora credendi” ex art. 1206 c.c?

Sanno Lor signori che vi sono una marea di altre aziende che propongono nuovi contratti elettrici, puntualmente respinti da chi “scioccamente” non accetta nel tentativo di difendere i lavoratori locali?

Non basteranno loro scuse o loro spiegazioni del tipo «sono problemi che abbiamo da tempo e che sono in cerca di soluzione». Serve un totale cambio del management e di nuova tecnologia che sappia quanto meno spedire le bollette nel giorno giusto oppure apporre macchine per il pagamento automatico (tipo bancomat) delle bollette. O c’è altro?

Vittorio Spaccapietra 

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