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Trani, il trabucco sta tornando: tutti i dettagli del progetto

  • A breve Trani riavrà il suo storico «trabucco». Mancava da almeno 70 anni ed il luogo sarà esattamente lo stesso di una volta: la scogliera ai piedi del Monastero di Colonna, dove erano ancora visibili dei fori sui quali poggiavano le travi della vecchia struttura.

    07A dare vita alla nuova, su un progetto dell'architetto Francesco Giordano, il Consorzio agroforestale peschiciano Biase Fasanella, grazie ad un intervento finanziato con passione e sacrifici dal concessionario di quell'area demaniale, la società Tiche, già conduttrice di un locale della ristorazione che si trova nello stesso luogo.

    L'impresa esecutrice possiede quattro trabucchi il località Monte Pucci, a Peschici, e ha recentemente realizzato quelli di Rodi Garganico, Vieste e Barletta.

    Quello di Trani rappresenta, dunque, l'ottavo di una tradizione di famiglia che si consolida e restituisce alla città un bene storico di cui erano rimaste soltanto le tracce negli scogli ed una scarna documentazione fotografica, insieme con varie notizie storiche.

    Quanto al futuro, «sarà bene che l'amministrazione comunale si adoperi per favorire un'adeguata manutenzione del bene - fa sapere Fasanella - ed anche e soprattutto l'attivazione di una scuola di pesca da trabucco in favore dei più giovani».

    Infatti, a differenza del nuovo trabucco di Barletta, quello di Trani dovrebbe avere il vantaggio di essere «vissuto» e non semplicemente decorativo, in quanto libero per tutti e privilegiato proprio per i pescatori, che potranno da lì dedicarsi ad un'attività che, gioco forza, si è interrotta per oltre mezzo secolo.

    LA LEGGE REGIONALE

    Ma andiamo alle origini del progetto. La legge regionale numero 2 del 27 gennaio 2015, dal titolo “Norme per la conoscenza, valorizzazione e recupero dei trabucchi”, ha come oggetto il riconoscimento dei trabucchi storici quali beni patrimoniali di grande valenza identitaria e paesaggistica da salvaguardare, valorizzare, recuperare o ripristinare.

    Nel testo si legge che «è possibile dare luogo al recupero dei manufatti adeguandoli alle funzioni di struttura aperta al pubblico, per rafforzare la memoria storica del paesaggio della Puglia».

    «Purtroppo a Trani, ai giorni nostri - dà atto il progettista -, restano materialmente solo tracce dei Trabucchi, pur essendo ancora vivo il ricordo nella comunità. Qui possiamo affermare decisamente di avere tracce di almeno due dei quattro Trabucchi citati, situate sulla penisola del Monastero di Colonna e allo Scoglio di Frisio. D’altra parte è possibile affermare che la riqualificazione della costa Tranese, in corso, avrebbe uno slancio ulteriore se si perseguisse l’obiettivo di restituire l’immagine storica che ha sempre avuto».

    ARCHITETTURA

    Il trabucco è composto da un palco in parte sporgente la scogliera, sostenuto da pali, sul quale sono alloggiate le attrezzature da pesca ed a volte un ricovero per i pescatori, un sistema di alberi ed antenne, ancorate a terra, per il lancio della rete da pesca, manovrate da una coppia di argani verticali posizionati al centro del palco.

    Il palco è protetto da una recinzione che circonda l’intero manufatto e poggia su un sistema di pali, travi orizzontali e saette che ne assicurano la stabilità. Le antenne, situate lateralmente al palco, sono pronunciate sullo specchio di mare in bilico e sostenute da un sistema di cavi metallici passanti per i montanti (alberi) ed ancorate sia al palco che alla terra ferma per mezzo dei “codittoni”.

    Su di esse è presente un sistema di carrucole dalle quali passano le cime per calare o issare la rete in mare attraverso l’argano verticale.

    Ogni elemento presente sul manufatto concorre sia alla costruzione dello stesso che al funzionamento una volta terminato.

    STRUTTURA

    Il palco è realizzato mediante l’infissione dei pali nella roccia, allargando dei fori esistenti o praticandone di nuovi, utilizzando un passo adeguato all’ampiezza dello stesso ed al carico che dovrà sopportare.

    Mediamente si osservano pali distribuiti al passo 1,50 – 1,80 metri di pari altezza, ad eccezione di quelli che dovranno sostenere la struttura del ricovero o altri elementi presenti nell’area di lavoro. La parte aggettante del palco viene assicurata con saette a mensola che scaricano la forza sulla roccia o su un sistema di traverse laddove necessario.

    Ai pali vengono agganciate le travi principali posizionandole affianco e poste a livello, quindi conservando lo stesso passo della palificata. Seguono le travi secondarie sovrapposte alle principali e leggermente aggettanti rispetto al perimetro.

    Si chiude la prima parte della costruzione con un assito inchiodato e posto nel verso contrario alle travi secondarie. La struttura viene ulteriormente stabilizzata usando dei pali in controventatura.

    Sul palco vengono applicati dei paletti di circa 1 metro, che servono a realizzare la balaustra di protezione. Vengono fissati il battitacco ed una serie di traverse per completare la balaustra.

    Al centro del palco vengono fissati gli argani, che sono costituiti da un albero su ruota a cuscinetto per la rotazione orizzontale.

    A fianco del palco vengono issati ed incastrati nella roccia i due montanti, che avranno un’altezza proporzionale alla lunghezza voluta per le antenne. In cima ad essi vengono praticati dei fori con occhielli metallici, per il passaggio dei cavi metallici che servono a sostenere in bilico le antenne.

    La stabilità dei montanti è assicurata da puntoni in legno e tiranti in metallo ancorati alla terraferma lateralmente al manufatto.

    Vengono issate le antenne principali, più lunghe, e quelle secondarie, più corte. Le prime servono a tenere i lati più estremi della rete mentre le seconde i lati più interni. Le antenne vengono pronunciate verso lo specchio d’acqua e ancorate agli elementi del palco lasciati più alti rispetto alla quota del calpestio.

    Sulla roccia, esternamente al manufatto, vengono infissi dei pali a grossa sezione, detti codittoni, che hanno la funzione di aggangiare i cavi di sostegno delle antenne.

    A completamento viene realizzata una quinta antenna centrale, che ha la funzione di reggere l’esca, o la lanterna, o il coppino per la raccolta del pescato.

    IL TRABUCCO DI COLONNA

    Il trabucco di Colonna rispecchia fedelmente la tipologia dei trabucchi garganici, fatto salvo per alcune caratteristiche che possono dirsi intrinseche del contesto in cui sorge.

    Dalle immagini storiche e dai relitti presenti nell’area è stato possibile ricostruire il modello che costituiva il trabucco di Colonna. Esso era formato da un palco di circa 60 metri quadrati su cui era ricavato un ricovero di circa 8 metri quadrati.

    A fianco ad esso spiccavano dal palco due montanti di altezza di circa 8 metri, che sostenevano due antenne della lunghezza circa 26, ed altre due di 11.

    Il palco era costruito in parte sul banco roccioso superiore ed in parte sul banco roccioso sottostante. Era realizzato a 2,40 metri dal piano di posa superiore.

    Il ricovero aveva un tetto a una falda ed era alto nel punto di colmo 2,85 metri, mentre 2,10 nel punto di gronda. L’accesso era assicurato da una passerella che consentiva di superare il dislivello dal banco roccioso.

    La ricognizione sul sito delle tracce della palificata di sostegno ha evidenziato la dimensione strutturale del trabucco, oltre che riconoscerne gli elementi costituenti.

    È stata rilevata anche la presenza di una “bitta” ricavata da uno sperone roccioso, al cui intorno erano assicurati pali per l’ormeggio ed il tiro in alto del “barchino”, imbarcazione utilizzata dal trabucchista per la manutenzione a mare.

    Il trabucco era dotato di due argani per il ritiro della rete, posti sul palco di pesca in posizione allineata.

    I montanti erano infissi nel banco roccioso a fior d’acqua. Anche i pali di sostegno delle antenne, che collaborano alla stabilità del palco, erano infissi nel banco roccioso a fior d’acqua. Il palco si ergeva su pali incastrati nella roccia, praticando dei fori o adattando dei fori naturali.

    «È noto che gli elementi strutturali del trabucco devono essere incastrati e devono poter essere sostituiti facilmente - si legge nella relazione -, proprio per le caratteristiche stesse del manufatto: esposto alle intemperie marine è frequente che alcuni elementi cedano. Quindi, il corretto modo di garantire maggiore durevolezza dell’opera è incastrare i pali in fori e incuneare dei pezzi di legno duro (quercia) per fare sì che essi restino solidi. In caso di necessaria sostituzione si provvede a rimuovere il cuneo e sostituire il palo. Questa manutenzione strutturale, prevista nella normale vita di un manufatto dinamico, avviene per parti e simultaneamente alle funzioni stesse».

    FINALITÀ PROGETTUALI

    In relazione agli indirizzi ed alle disposizioni della legge regionale in materia, è stata volontà della committenza dare luogo al recupero del manufatto adeguandolo alle funzioni di struttura aperta al pubblico, per rafforzare la memoria storica delle origini marinare della Città di Trani.

    Si tratta, quindi, di un recupero della memoria incrociando le informazioni dai rilievi del relitto, le immagini, la letteratura presente sulle tecniche di costruzione, le verifiche strumentali e le testimonianze, oltre che con la comparazione delle testimonianze architettoniche presenti nel resto del territorio pugliese, dal Gargano a Barletta.

    «Si tratterà di ricostruire il manufatto fedelmente alla configurazione originaria - conclude la relazione -, trattenendo le principali fasi della sua vita in rispondenza alle vigenti disposizioni normative in materia sismica, di sicurezza, igienico sanitaria e di accessibilità, in considerazione anche della destinazione d’uso che la committenza intende dare».


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