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«Beth», l’app creata anche da tre professionisti tranesi, debutta sul palco della «Valeria Spada» a Foggia

Sabato 9 settembre, Foggia, presso l’Aula Magna “Valeria Spada” della facoltà di Economia, si è svolto un interessante corso di formazione continua in medicina, dal titolo: “La diabetologia: 5 anni dopo…”. Il titolo, allusivo, è stato un omaggio al ricordo del Prof. Mauro Cignarelli, grande medico endocrinologo, accademico dell’università di Foggia, scomparso 5 anni fa, ma sempre vivo nella memoria dei colleghi ed ex-allievi.

All’ evento hanno partecipato, portando un ricordo personale e un contributo scientifico, i professori F. Giorgino e L. Laviola  (Policlinico di Bari), la prof. Olga Lamacchia (Policlinico Riuniti di Foggia), il prof. Salvatore De Cosmo (Casa Sollievo di S. Giovanni Rotondo), il dr Agostino Grassi (dietista, Ostuni) e il dr. Antonio Sasso (medicina interna PTA di Trani-ospedale di Bisceglie).

Il corso è stato incentrato sulle novità in tema di farmaci per il diabete tipo 2 e sulle tecnologie, sempre più sofisticate, per la somministrazione e il controllo della terapia insulinica (pancreas bionico e App AI-based).

Grande è stato l’interesse suscitato nella Comunità Scientifica presente in aula, per la prima presentazione pubblica dell’App  “BETH” perché potrebbe rappresentare nel prossimo futuro una notevole innovazione nella gestione del trattamento insulinico. Beth è il nome dato ad un’App machine-learning-based , che si propone di aiutare i diabetici insulino-trattati che, a un un secolo dalla scoperta dell’insulina, conducono ancora “una vita da pancreas”, nella gestione della loro quotidiana terapia insulinica.

In medicina probabilmente non esistono altri esempi di terapie così complesse e potenzialmente pericolose, come quella insulinica, affidate alla completa discrezionalità del paziente, cioè senza una supervisione medica adeguata, e tali da richiedere un notevole impegno fisico, psicologico e sociale. Ciò spiega la difficoltà del raggiungimento degli obiettivi terapeutici, necessari a prevenire le complicanze del diabete. Attualmente solo il 35% dei pazienti, secondo gli Annali AMD 2023, raggiungono i target terapeutici, nonostante l’impiego delle nuove tecnologie (sensori e microinfusori).

 Difficoltà e insuccessi sono dovuti al fatto che la gestione della terapia insulinica non consiste in una semplice titolazione del farmaco, ma in un complesso gioco di strategia (come una partita a scacchi), in cui la contesa è asimmetrica, tra un giocatore inesperto, il paziente, e un avversario astuto e imprevedibile, il diabete.

Autore del progetto BETH, un team di giovani professionisti: due informatici dell’Università di Pisa (Pasquale Ferrante e Iskender Huseynzade), e due nutrizionisti che vivono nella provincia BAT (Emanuele Bovio e Sara Di Bari) coordinati dal diabetologo dr. Antonio Sasso (medicina interna dell’ospedale Trani-Bisceglie).

Obiettivo dell’App BETH è rispondere ai bisogni insoddisfatti dei diabetici insulino-trattati: ricevere
-più informazioni sulla malattia e sulla terapia,
-più comprensione e più aiuto da parte del medico per ridurre il peso della gestione della terapia. Perchè al paziente non sta bene di ricevere da parte del medico la delega totale del controllo della sua malattia.

L’App Beth, semplice e immediata in termini di utilizzo, è accessibile oltre che all’utente, al medico e al nutrizionista che seguono (via web) il paziente e impostano così la terapia insulinica e la dieta, apportando se necessario correttivi nel follow-up. La rete di professionisti (medici e nutrizionisti) è strumento oramai indispensabile della telehealth.

Beth si avvale dell’impiego dell’Intelligenza Artificiale (AI) che, attraverso particolari algoritmi, mira a personalizzare la terapia e prevedere la risposta glicemica del singolo paziente. In particolare è in grado di predire i boli e la basale dei tre giorni successivi e il tempo di raggiungimento dei target terapeutici (compresa l’emoglobina glicata e il peso corporeo) così il paziente è più motivato e aderente alla terapia.

 Inoltre attraverso i consigli alimentari, Beth metterà a disposizione del paziente gli strumenti più adeguati per una corretta educazione alimentare.

L’architettura dell’App è solida, mutuata dai sistemi in uso più innovativi. Privacy e sicurezza dei dati sono garantiti, così il buon funzionamento senza rischi di crash.
Prevede un front-end con 3 tipi di utenti che possono loggarsi: il paziente, il medico e il nutrizionista. Un piccolo team multidisciplinare che supporta il paziente nella logica del telehealth.
L’App mette a disposizione del paziente una consolle facile da usare per consultare il diario giornaliero, la banca dati degli alimenti (contenente circa 1 milione di alimenti), per calcolare i boli di correzione ed eseguire la conta dei carboidrati.
Fondamentale sarà dopo il completamento della versione beta l’avvio di una sperimentazione dell’App, perché possa, nel più breve tempo possibile, evolvere nelle sue funzioni ed essere posta a servizio dei pazienti.

Nella foto: da sinistra a destra
Emanuele Bovio, Iskender Huseynzade, Pasquale Ferrante, Antonio Sasso e Sara Di Bari

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