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Cooperazione e amore: «La mancata rappresaglia di ottant'anni fa illumini la Trani di oggi»

«La mia ricerca partì nel 2003 quando Trani era in predicato di dedicare un toponimo alquanto dubbio a tale ufficiale tedesco Willy Wagner. Allora mi diedi da fare, trovai un soldato del plotone e arrivai al nome vero dell'ufficiale: portammo a Trani sia il soldato, sia in figlio del generale, e ristabilimmo pubblicamente la verità. Le associazioni devono fare anche ricerca, io con Obiettivo Trani provai a farla, e credo con successo».

Così Francesco Pagano (cultore di storie locale), in occasione degli 80 anni dal rastrellamento dei 50 cittadini tranesi innocenti in piazza della Repubblica, da parte dei soldati tedeschi. La rinuncia alla loro fucilazione avvenne proprio per mano dell'ufficiale tedesco Friedrich Kurtz, che ascoltò gli appelli del podestà Pappolla, del segretario politico Bassi e di monsignor Petronelli.

Ala serata, organizzata dall'associazione Tranensis in una mai così gremita sala di comunità San Luigi, sono intervenuti Gianni de Iuliis (docente di filosofia), Fabrizio Ferrante (vice sindaco) e monsignor Natale Albino (segretario della delegazione apostolica a Gerusalemme e in Palestina). Durante la serata, inoltre, sarà proiettato il film documentario «Prima, durante e dopo il 18 settembre del 1943 a Trani», nel quale sono state raccolte storie, filmati e testimonianze dell'evento.

«Il concorso di tante persone autorevoli in quell'episodio - detto Ferante - è la vera testimonianza da tramandare, perché purtroppo oggi questo appare più difficile. Tramandare è nostro dovere, cooperare per il bene della comunità la strada maestra».

«Il lavoro certosino di Pagano è la testimonianza plastica di come si fa la storia e la si tramanda - ha osservato De Iuliis -: sono le ricerche ed i dettagli che fanno la storia, e soprattutto le date sono importanti. Il 3 settembre 1943 fu firmato l'armistizio, il 13 ottobre 1943 fu dichiarata guerra alla Germania: in questo scarto temporale si inserisce la vicenda di Trani, la cui popolazione fu lasciata allo sbaraglio, al proprio destino, ma salvata grazie a persone ben precise di un quadro ormai del tutto chiaro».

« Mons.Petronelli scriveva del valore dell'amore e amava Trani, lui che era di Lecce e ci avrebbe potuto fare ritorno - ha ricordato a sua volta don Natale -. Io ho finora svolto il mio ministero in terre avversate da conflitti, e credo che lo stesso scenario si avvertisse anche nella Trani del '43. Ma tutto questo si inserì in una forte contestazione che la Chiesa mosse contro il nazismo. Petronelli ebbe il coraggio di fermare il fascismo con l'amore. Ma non ci sarebbe riuscito se, dall'altra parte, non ci fosse stato qualcuno disposto ad ascoltarlo. Ed allora dieci, cento, mille di questi Kurtz».

Complimenti all'associazione Tranensis, del presidente Alfredo Cavalieri, per avere riportato a San Luigi il grande pubblico, fatto abbassare l'età media dei presenti e dimostrato quanto effettivamente basti poco perché i giovani mostrino interesse alla storia della città: bastano persone competenti e appassionate. E non mancano.

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