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Pochi idrocarburi e zero ordigni: il porto di Trani si può dragare, ma solo nel 2025

Scarsa quantità di idrocarburi e disponibilità di finanziamenti a sportello: così il dragaggio del porto di Trani potrebbe iniziare in tempi brevi e fare segnare una svolta in un luogo nevralgico per il turismo della città e l'economia ad esso connessa. È quanto ha fatto sapere il dirigente dell'Area lavori pubblici, Luigi Puzziferri, nel corso dell'ultimo consiglio comunale durante la discussione intorno al Piano delle opere pubbliche 2024-2026.

«SCARSEZZA DI IDROCARBURI»

Nell'elenco degli interventi il dragaggio del porto figura fra quelli previsti nel 2025 con 4 milioni di euro, e l'assenza di una posta per l'anno in corso preoccupa un poco anche in prospettiva della più che imminente gara per l'affidamento in concessione dello specchio acqueo del porto, con conseguente carenza di attrattività per chi volesse subentrare alla darsena comunale ed investirvi nelle attività diportistiche, a causa della scarsa profondità del fondale.

Alla fine della scorsa primavera erano partiti i lavori per l'effettuazione di saggi sui fondali del bacino naturale di Trani, dei cui risultati però si è appreso soltanto nel corso del predetto consiglio comunale. Ebbene, secondo quanto ha fatto sapere l'ingegner Puzziferri, lo scenario appare più che rassicurante escludendo sia la presenza di ordigni bellici, sia di idrocarburi oltre i limiti previsti per legge. «Le analisi sono state molto complesse - ha detto il dirigente in aula -, ma per fortuna i risultati sono stati confortanti: solo in pochi casi ci sono tracce non eccessive di idrocarburi, e questo ci tranquillizza perché potrebbe autorizzarci ad uno scarico al largo del mare».

«FINANZIAMENTO DA RICHIEDERE»

Tutto questo dovrebbe così accelerare, almeno sulla carta, l'intervento fondamentale di dragaggio. Ma adesso si è determinato il problema di nuova ricerca di fondi: infatti, contrariamente a quanto noto e da noi riferito e mai smentito da alcuno, nell'aula consiliare si è appreso che per il dragaggio del porto non c'è mai stato un finanziamento, nonostante si fosse a conoscenza di un plafond di 13 milioni di euro, di cui 3 per il solo dragaggio e la parte restante per le opere foranee connesse. Invece, in questa ultima occasione, lo scenario è apparso« completamente mutato.

Ciononostante, la buona notizia è che il finanziamento si potrà ottenere non candidandosi ad un bando specifico, ma semplicemente con la formula "a sportello":  «Intanto non abbiamo perso alcun finanziamento perché non c'è mai stato un finanziamento - ha chiarito Puzziferri -.  Il campionamento dei sedimenti è un'attività propedeutica per richiedere un finanziamento, concedibile solo conoscendo che tipo di materiale ci sia sul fondo del porto e come smaltirlo. Ricordo che ci sono sia un bando regionale al quale si potrà partecipare, sia uno a sportello, ma in entrambi i casi non si possono ipotizzare cifre se prima non si chiude completamente l'iter dei saggi».

I PRECEDENTI

Molto critico, a tale proposito, il capogruppo di Forza Italia, Pasquale De Toma: «Nel 1999, con il sottoscritto all'opposizione, in soli sette mesi si riuscì a realizzare il dragaggio dell'avamporto perché io personalmente tallonai gli uffici e si riuscì a cogliere l'occasione per effettuare l'intervento. Allora mi chiedo come mai questa volta, anche in presenza di un'attività propedeutica come quella che si è fatta, sia ancora tutto fermo.

Intanto, a causa del tempo che inesorabilmente scorre, l'ultimo dragaggio completo del porto risale esattamente a 46 anni fa: fu eseguito nel 1978 dalla società La dragaggi, di Marghera, con il moto pontone Magnus. Quell'opera fu propedeutica alla nascita della gloriosa darsena comunale, con l'installazione dei pontili che ne hanno fatto uno dei più importanti porti turistici del Mezzogiorno.


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