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Terzo mandato quasi saltato: Trani ed Andria erano favorevoli, Barletta no

La Commissione affari costituzionali del Senato ha bocciato il terzo mandato per i governatori delle regioni, determinando anche una spaccatura in maggioranza. A questo punto sembra anche allontanarsi la prospettiva di un terzo mandato per i sindaci dei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti (sotto tale soglia il terzo mandato è invece già realtà), come nel caso di Trani.

Il sindaco, Amedeo Bottaro, aveva già manifestato il gradimento per l'eventuale terzo giro anche per questa fascia di primi cittadini così come, fra i capoluoghi della Bat, la collega di Andria Giovanna Bruno.

«Sono a favore del terzo mandato dei sindaci, non sono certo di volerlo fare io», dice il sindaco di Trani, in carica dal 2015, con scadenza del secondo mandato nella primavera del 2026 e potenzialmente in grado di restare in sella fino al 2031 se il terzo mandato fosse esteso a tutti. Ma lui antepone ai calcoli il polso della situazione: «La mia disponibilità ad un terzo mandato dipenderebbe tutta molto da quello che accadrà anche questi due anni per i tanti lavori che abbiamo in campo, e quindi da quello che saremo riusciti o non saremo riusciti a fare. Fare il sindaco è la cosa più bella in assoluto, ma se solo percepissi un sentimento di stanchezza dei cittadini nei miei confronti ben mi guarderei dal ricandidarmi».

Tutto ciò premesso, peraltro, Bottaro sfonda la porta già aperta da Decaro e compagnia cantante: «Mi sembra una barzelletta il fatto che non ci siano più limiti di mandato per alcuno, tranne che per i sindaci di 736 comuni italiani su oltre 8.000. Non trovo una ragione plausibile a tale restrizione, soprattutto perché il sindaco lo eleggono democraticamente i cittadini. E che un sindaco giunga al terzo mandato è tutt'altro che scontato, perché saranno solo i cittadini a decidere se farglielo fare, qualora abbia operato bene».

«Non si comprende perché l'intero impianto costituzionale debba piegarsi a logiche differenti da quella del consenso - è la considerazione di partenza di Giovanna Bruno, sindaco di Andria -. Se un sindaco è bravo e lavora bene, saranno gli elettori a decretarlo nelle urne. E questo una o più volte. Il principio democratico non varia in base al numero degli abitanti. Tanto più che, alla luce delle ultime decisioni del governo romano, sarebbero poco più di 700 i comuni superiori a 15.000 abitanti che resterebbero fuori da questo meccanismo». 

L'appello di Bruno, pertanto, è «che ci sia almeno un trattamento unitario, un allineamento nelle decisioni che si stanno prendendo. Per nessuna altra carica sono previsti limiti temporali, per i sindaci sì, ma per alcuni soltanto: poco più di 700 sui circa 8000 comuni italiani. Se un sindaco uscente si misura ancora con l'esercizio della democrazia, unica figura apicale direttamente eletta senza il privilegio di essere parte di liste bloccate o sistemi imposti, è giusto che questo esercizio non abbia limiti temporali, come d'altra parte accade un po' in quasi tutta Europa, da sempre».

Contrario invece il sindaco di Barletta, Mino Cannito. «poiché - spiega - il terzo mandato farebbe perdere ad un sindaco il contatto con la realtà, dandogli l'illusione di credersi onnipotente. Ma il potere, se non lo sai dominare - conclude Cannito -, è una brutta bestia».


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