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Rubriche storiche: via Pietro Badoglio e i condotti alluvionali

TRA STRADE E STORIE…PILLOLE DI TRANESITA

VIA MAR.LO PIETRO BADOGLIO

COLLOCAZIONE: tratto presente dal civico n. 150 di via Giovanni Bovio e dal civico n. 194 di Corso Vittorio Emanuele II, sino a Corso M.R. Imbriani. Strada già denominata “Via Condotto”.                                       

STORIA:

Pietro Badoglio nasce a Grazzano Monferrato (Asti). L’intitolazione avviene per volere del Commissario Prefettizio dott. Simone Naitana, con autorizzazione del Ministero dell’Educazione Nazionale, in data 12 novembre 1956. Uomo dato alla politica, il Badoglio aderisce alla campagna d’Africa durante la Grande Guerra, dal 1896 al 1912. Viene elevato a Generale e successivamente Capo di Stato Maggiore nel 1919, sin quando nel ’25 ottiene il titolo di “Maresciallo d’Italia”. Nel corso della sua permanenza ottiene alcuni appellativi come: Duca di Addis Abeba e Marchese di Sabotino. Chiamato dal re Vittorio Emanuele III per assumere l’incarico di Capo del Governo, a seguito dell’epoca mussoliniana, egli preferisce fuggire e rifugiarsi in quel di Brindisi. Muore il 1 novembre 1956.

ANEDDOTI:

  • Frà Pietro Badoglio: per inspiegabile coincidenza, anche a Trani ha vissuto Pietro Badoglio. Omonimo del maresciallo, questi è un sacerdote religioso barnabita nato a Milano. Durante il suo ministero è inviato a Trani per dirigere l’importante Collegio Davanzati, adiacente al Santuario del Carmine. Molte generazioni di tranesi hanno attinto da lui un carattere comprensivo ed allo stesso tempo severo. Concilia il sacerdozio e l’insegnamento in maniera perfetta, tanto da lasciare fra i concittadini uno splendido ricordo dato dalla sua cultura, dalla sua temperanza e dal suo modo di essere.  
  • Famiglia Bàrbera: al civico n. 30 di via Badoglio è presente Palazzo Bàrbera, già Càrola. La famiglia si contraddistingue in città per l’appartenenza alla tradizione giuridica. Agli inizi del ‘900, Riccardo si contraddistingue per la sua formazione avvenuta assieme allo zio Paolo che, a sua volta, proviene dalla scuola di Ferdinando Lambert. Diviene pretore di Bari, Brindisi, Ruvo, Rutigliano, Canosa e Barletta. Trasferito a Trani come giudice presso il Tribunale, è eletto consigliere di Corte di Appello e Presidente della Sezione Penale foggiana. Nel ’62 è nominato Presidente Capo, sempre a Trani. Suo figlio “don Nicola” (così come ricordato da tutti), dal 2000 al 2008 ricopre il ruolo di Procuratore Capo tranese, seguendo la linea data dal proprio papà.
  • BIBLIOGRAFIA

    Giuseppe Giusto – “Tante strade, tanta storia”, Regione Puglia, 2003, p. 34;
    Il Giornale di Trani (sito web) – “Omaggio a Don Nicola Barbera”, 27 gennaio 2016
    Raffaello Piracci – “Il Tranesiere”, n. 8-9, 1976, XVIII, p. 12;

    “UN GIORNO, UN ANNO: ALMANACCO DI TRANI”

    STORICO

    Trani, per formazione morfologica, è destinata ad essere territorio di deflusso delle acque piovane, provenienti persino dalle Murge. Infatti, il porto cittadino nasce come foce naturale dell’antico torrente (o “flumicellus”). Durante il XIX secolo, la Città subisce notevoli manifestazioni di agenti atmosferici che la vedono protagonista di tristi accaduti. I notevoli alluvioni portano la città ad essere letteralmente sommersa dalle acque reflue poiché le vecchie mura non riescono più a contenere l’imponente portata d’acqua scaturita dalle intemperie. In particolar modo, si ricorda l’alluvione del 3 settembre 1842 come anche nel 1846 e nel 1851.  È necessario creare la “fogna bianca” così da incanalare le acque piovane. Iniziato nel 1860, il “canalone” ha inizio dall’attuale Via Ponte Romano e sfocia nei pressi della Villa Comunale. Risultando insufficiente, nel 1901 viene costruito un successivo condotto che, percorrendo il proprio itinerario, sfocia nei pressi della Scuola Media Giustina Rocca (nel cosiddetto “canneto”). All’inizio della diramazione, è installata una lapide che riporta: “A difesa della Città dalle acque del Torrente Antico, l’amministrazione del MDCCCXCVI approvava la costruzione di questa opera iniziata nel MCMI – compiuta nel MCMVI”.

    ANEDDOTI

    1. Sindaco Fusco: il 30 aprile 1885, il sindaco Tommaso Fusco, in Consiglio Comunale, sottolinea quanto l’Impresa Vescia, dedita alla costruzione del secondo canalone, non abbia rispettato le norme edilizie. Essendo ceduta una parte della volta, il Consiglio richiede l’indennizzo di danni-interessi. Dopo vari disguidi, si scende a compromesso con la garanzia della durata dell’opera a 20 anni. Inoltre, i Vescia sono obbligati a proseguire e portare a buon termine i lavori stessi.
  • Rifacimenti strutturali: nel corso degli ultimi cinquant’anni, entrambi i canaloni subiscono un notevole intervento di ristrutturazione. Infatti, sin dal 1976, l’Amministrazione Comunale si impegna per irrobustire l’intera infrastruttura e non solo. Così, si provvede anche alla manutenzione dei manti stradali e di tutto ciò che sovrasta l’opera stessa. Si ricorda la storica chiusura del tratto di aia Giovanni Bovio (a intervalli, dal 1977 al 1985). Tra l’altro, in questo tratto di strada, notevole è il numero di sparizioni delle basole vulcaniche. Buona parte, invece, è stata deturpata provvedendo ad asfaltare ed automaticamente ricoprire completamente la restante parte di pavimentazione antica. Gli ultimi lavori, avvenuti nel 1986, hanno dato termine alle continue difficoltà che Trani subisce sin dal 1842.
  • BIBLIOGRAFIA

    Giuseppe Giusto – “Tante strade, tanta storia”, Regione Puglia, 2003, p. 33                   
    Antonio Rutigliano – “Diario per Trani”, 2004-2005
    Raffaello Piracci – “Il Tranesiere”, n. 4-5, 1976, XVIII, p. 9; n. 14, 1976, XVIII, pp. 7-11; n. 12, 1977, XIX, p. 17; n. 1, 1979, XXI, p. 31;
    Radio Bombo – “Trani e… i suoi anni ‘80”, Centro turistico “Borgo antico” Trani, dicembre 1990

    Rubriche a cura di Alfredo Cavalieri e Francesco Squatriti


    Notizie del giorno

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