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Al comprensivo «Rbpd», la toccante testimonianza dei discendenti di Corrado Di Lernia, internato in un lager nazista

È stata una mattinata intensa quella che stamattina hanno vissuto gli alunni delle classi prime della Scuola Secondaria di Primo Grado dell' I.C. «Rbpd» di Trani.

Al termine di lunghe e accurate riflessioni sul tema della Memoria, condotte in aula grazie alla guida dei loro docenti, i ragazzi hanno avuto il grande onore di partecipare all'incontro intitolato 'TESTIMONIARE LA MEMORIA', nel quale sono stati invitati i sigg. Andreina Di Lernia e Renato Cormio, rispettivamente figlia e nipote del sig. Corrado Di Lernia, scomparso nel 1995 e che ha vissuto la terribile esperienza della detenzione in un campo di concentramento, nella fattispecie  quello di  Dortmund, nello Stalag VI, come prigioniero militare.

In data 27 gennaio 2025, infatti, è stata ritirata in suo ricordo la 'medaglia all'onore ai cittadini italiana deportati e internati nei lager nazisti 1944-1945'.

Il Dirigente scolastico, prof. Giovanni Cassanelli, ha introdotto l'incontro con un appello accorato ai suoi ragazzi affinché facciano tesoro dell'esperienza che si accingevano a vivere, per cercare di trarre insegnamenti concreti e durevoli per la vita, credendo fermamente nel fatto che esperienze di questo genere possano avere ricadute fortemente positive nel percorso di crescita di ciascuno di loro.

Il racconto portato a scuola è il risultato di un lungo lavoro di ricerca di documenti e di ricostruzione degli stessi, al fine di dare dignità a una pagina del vissuto del sig. Di Lernia che, certamente, è stata a lungo nascosta, probabilmente anche per la volontà di non voler nuovamente fare i conti con quel dolore così assurdo e inspiegabile.

Si tratta, dunque, della storia di un volontario nella lotta alla resistenza, ma senza armi; è la storia comune tra quei settecentomila italiani e quei sei milioni di ebrei detenuti che, varcando le porte di quei terribili campi di concentramento, persero identità, dignità e spesso anche il ricordo di quel che furono prima di quel momento, divenendo solo un numero marchiato sulla pelle, come il 54661 nel caso del sig. Di Lernia.

Essere tra i sopravvissuti di un campo di concentramento significa essere tra coloro i quali, per fortuna, ce l'hanno fatta nonostante le precarie condizioni di vita nelle quali erano costretti i prigionieri, costantemente dilaniati dal tormento di non potersi sottrarre agli ordini imposti, 'perché dovevi rigare dritto se non volevi morire di legnate a causa di quella gente disumana', come appare scritto in una delle tante lettere portate in visione.

La ricca testimonianza scritta e la struggente narrazione articolata, non senza evidente fatica emotiva, dalla sig. ra Andreina e dal sig. Corrado, hanno fatto inoltre comprendere a tutti i presenti che la corrispondenza dal campo, unico espediente dei prigionieri per far sapere ai propri cari di essere ancora in vita, era costituita da messaggi positivi da inviare ai famigliari, come le rassicurazioni sullo stato di salute o sulle attenzioni che ricevevano dai tedeschi, solo ed esclusivamente per il timore di ciò che sarebbe potuto succedere se fosse stata scritta la verità: nella peggiore delle ipotesi si rischiava la morte, altrimenti veniva imposto di compiere azioni disumane, come la fucilazione di altri deportati.

Il lungo racconto ha trovato terreno fertile tra la comunità scolastica che, per tutto il tempo dell'incontro, ha osservato un silenzio quasi innaturale, interrotto solo da domande profondamente pertinenti, e sintomatico dell'assoluto rispetto provato nei confronti della storia e degli ospiti intervenuti, spesso colti dalla voce rotta da un dolore che ne ha segnato anche gli occhi.

A rendere ancor più toccante questo momento c'è stata, poi, l'esecuzione al pianoforte di un brano musicale struggente, intitolato Oceano, a opera dalla pronipote del sig. Di Lernia, un' alunna del secondo anno della Scuola Secondaria di Primo Grado, la quale ha anche voluto spendere alcune parole da dedicare ai suoi coetanei per far capire loro non solo l'importanza del ricordare per non replicare, ma anche per invitarli a prendere sempre le distanze dal mostrare indifferenza. Proprio ricollegandosi

al significato di questa parola cupa, alcune alunne di classe prima, invece, hanno letto in maniera molto suggestiva alcuni pensieri elaborati dalla senatrice Liliana Segre e rivolti, soprattutto,  alle nuove generazioni.

In chiusura dell'incontro gli ospiti hanno donato all'Istituto copia della lettera di liberazione del loro avo e una dedica speciale di ringraziamento al Dirigente, prof. Giovanni Cassanelli, e a tutta la comunità scolastica per il grande impegno profuso nella valorizzazione della storia spesso dimenticata o bistrattata.

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