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Lupo e le Olivetti, al Polo museale il fascino delle macchine per scrivere: memorie che risuonano

C’era una luce calda, quasi dorata, che accarezzava le vetrine del Polo Museale di TraniMuseo della Macchina per Scrivere.

Lì dentro, le antiche Olivetti dormivano come creature d’altri tempi, testimoni silenziose di lettere mai spedite, romanzi immaginati, segreti battuti su carta fragile. Poi, d’un tratto, quella quiete si è animata: le parole di Giuseppe Lupo hanno risvegliato le macchine, come se ogni tasto, ogni inchiostro, avesse aspettato proprio quella voce per tornare a vibrare.

Con il suo nuovo romanzo, “Storia d’amore e macchine da scrivere” (Marsilio, 2025), Lupo ha accompagnato il pubblico in un viaggio sospeso tra ricordo e invenzione, dove la scrittura non è solo gesto, ma emozione, respiro, tempo che si dilata.

Parlava, lo scrittore, con la calma di chi conosce il peso delle parole: raccontava di amori che si consumano piano, come i nastri d’inchiostro, di memorie che non si spengono, di quella fragile magia che nasce quando il pensiero diventa suono, e poi parola.

Nel museo, ogni rumore di tasto sembrava un battito del cuore. La serata non era più soltanto una presentazione, ma un piccolo rito collettivo: un atto di fedeltà alla parola scritta, un modo per ricordare che anche nell’era del digitale c’è ancora spazio per l’attesa, per la lentezza, per l’imperfezione che rende vera la scrittura.

Attorno, le macchine brillavano di una luce discreta. Accanto ad esse, la mostra “Donne in Olivetti” raccontava altre storie – quelle di mani femminili che, con grazia e rigore, hanno dato forma al pensiero e al lavoro, diventando simboli di libertà e creatività.

Tra il pubblico, i ragazzi del Liceo “de Sanctis” di Trani ascoltavano con attenzione: generazioni diverse unite dallo stesso stupore, dallo stesso desiderio di capire da dove nascano le storie. E forse, in quel momento, qualcuno ha immaginato di voler scrivere anche la propria.

La serata si è conclusa con un silenzio che aveva il peso della gratitudine. Poi, un suono lieve: il clic metallico di una Lettera 22 che rompe la quiete e chiude il cerchio. Come un battito antico che ancora resiste, ricordandoci che l’amore per la scrittura – quella vera, fatta di dita e di respiro – non smette mai di cercare la sua voce.

Un ringraziamento particolare va al Dirigente del Liceo “de Sanctis” di Trani, prof. Nicola Valente, e alle docenti Di Gregorio, Porcelli, Labianca Spadavecchia e De Gennaro, presenti con le loro classi. La loro partecipazione attenta e sensibile ha contribuito a rendere l’incontro un significativo momento di cultura, ascolto e condivisione.


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