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«Bancarotta fraudolenta e raggiri», sequestrati 65 milioni a società edili riconducibili ad un unico costruttore di Trani

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani ha adottato un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza nei confronti di quattro persone e cinque società attive nel settore dell’edilizia, per reati di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di debiti verso l’Erario.

Sotto indagine sono finiti Scaringi Gianbattista, Di Martino Massimiliano, Scaringi Giovanni (figlio del primo) e Chieti Maddalena (moglie del primo), tutti coinvolti a vario titolo come amministratori di diritto o di fatto delle società. Il provvedimento, soggetto a convalida del G.i.p., è stato eseguito dalle Fiamme Gialle della Provincia Barletta Andria Trani.

L’operazione odierna - denominata Circùmfero – rappresenta l’epilogo di un’attività investigativa avviata dai Finanzieri del Nucleo di Polizia economico finanziaria di Barletta, su delega della Procura della Repubblica, riguardante tre società edili, amministrate dalla stessa persona, costituite in A.T.I. per l’attuazione di un programma di edilizia convenzionata con il Comune di Trani (Contratto di Quartiere II) con omissione del versamento degli oneri di urbanizzazione oggetto di convenzione, per oltre 2 milioni di euro, in merito al quale il T.A.R. Puglia ha ingiunto il pagamento con sentenza del 2016.

Le complesse indagini hanno permesso di accertare che le imprese, per sottrarsi al pagamento di quanto ingiunto dal giudice amministrativo, hanno posto in essere una serie di operazioni distrattive del patrimonio e fittizie compravendite immobiliari, cedendo unità abitative di nuova costruzione e altri beni societari a favore di altre due società comunque riconducibili allo stesso imprenditore, simulando pagamenti mai portati all’incasso e ricorrendo a scritture contabili artefatte per mascherare la natura fallace delle operazioni.

Operazioni che hanno determinato il dissesto patrimoniale delle società coinvolte e la loro messa in liquidazione giudiziale dal Tribunale di Trani. Intervenute le sentenze del Tribunale, le due società acquirenti, al fine di ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa delle unità immobiliari acquisite al proprio patrimonio, sono state oggetto di operazioni di scissione d’azienda, con intento fraudolento, in favore di tre nuove imprese edili, gestite da soggetti comunque riconducibili alla sfera familiare dell’imprenditore inizialmente dichiarato fallito.

Al termine di questa fase investigativa, la Procura della Repubblica di Trani ha emesso il provvedimento cautelare in oggetto con il quale è stato disposto, per un valore complessivo di circa 65 milioni di euro:

a. il sequestro preventivo, cosiddetto impeditivo, finalizzato alla confisca, di n. 112 unità immobiliari, delle somme di denaro e strumenti finanziari nella disponibilità degli indagati, quale corpo dei reati di bancarotta per distrazione, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di debiti verso l’Erario, complessivamente, per circa 40 milio-ni di euro;

b. il sequestro preventivo per equivalente, del valore di mercato di n. 3 immobili oggetto di autoriciclaggio, da eseguire su somme di denaro e strumenti finanziari nella disponibilità degli indagati;

c. il sequestro preventivo, cosiddetto impeditivo, delle partecipazioni o quote di tutte le società e delle aziende, amministrate o comunque riconducibili agli indagati, nonchè dei crediti d’imposta presenti nei cassetti fiscali. In dettaglio, è stato disposto il sequestro di n. 9 compendi aziendali relativi a n. 8 società ed una ditta individuale, comprensivo di n. 237 unità immobiliari e n. 13 automezzi per un valore stimato di circa 25 milioni di euro.

È necessario ricordare che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo in caso di emissione di una sentenza irrevocabile di condanna.

È importante segnalare che la Procura e la GdF hanno avviato specifici approfondimenti finalizzati a tutelare eventuali terzi che avessero nelle more acquistato in buona fede beni immobili.

Inoltre, la presunta buona fede dei cittadini acquirenti degli immobili oggetto di possibile sequestro sarà motivo di esclusione del provvedimento.

La custodia, conservazione e gestione di tutti i beni immobili, mobili e compendi aziendali sarà affidata ad un Amministratore giudiziario nominato dal Giudice per le Indagini Preliminari.

L’attività coordinata dalla Procura della Repubblica ed eseguita dalla Guardia di Finanza mira a rafforzare l’azione di contrasto ai contesti di illegalità economico finanziaria connotati da maggiore gravità e pericolosità per la tenuta del sistema economico “sano”, nonché per la tutela dei lavoratori dipendenti, spesso ignare vittime di sistemi e attività truffaldine.


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