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Giornata memoria, i versi di Pagano letti da Pilone

In occasione della Giornata della Memoria, il 27 gennaio, parole e poesia diventano strumenti di riflessione e testimonianza. Il componimento “Shoah”, firmato da Francesco Pagano con Marco Pilone che dà voce all’infanzia spezzata dalla persecuzione nazista, raccontando con delicatezza e forza emotiva il passaggio dall’innocenza all’orrore dei campi di sterminio. Un testo che invita a non dimenticare e a custodire la memoria come responsabilità collettiva.

Shoah

Tutto era bello e mi pareva un gioco, e i venti di guerra soffiavano poco, allora eravamo solo bambini,

ancora ingenui, ancora piccini.

Tutta la strada era il mio mondo

e l’odore di pace mi girava intorno, ed ogni cosa aveva un colore, azzurro il cielo e giallo anche il sole.

Poi una mattina tutto cambiò ed anche il sole si inginocchiò,

davanti alla rabbia di uomini rudi, e dei nostri averi rimanemmo nudi.

La voce tremula della mia mamma spesso cantava la ninna nanna,

e sussurrando che era un gioco, su quel vagone, salimmo in loco.

Quasi di incanto persi i colori, e le bellezze dai tanti sapori,

e tutto intorno scese il grigiore, segno perduto del tempo migliore.

Lungo fu il viaggio da mattina a sera, tutti ammassati in quella lettiera,

e fra il sussurrio di qualcuno che canta, è solo un gioco, ripeteva la mamma.

Ma il vero gioco era appena iniziato perchè ogni treno si era fermato,

ed in quel campo con le case scure fui separato, fra pianti e paure.

A malapena rividi mia madre, lungo quei viali, ma senza le strade, lungo quei viali di fumo e fetore con i camini che offrivano orrore.

Tutto era fermo e senza parole, grigio era il tempo e senza le ore, solo la mamma mi dava speranza, venuta in sogno nella mia stanza.

Passarono i giorni, passarono i mesi fra quei soldati dai nervi tesi,

e io bambino di pochi anni divenni duro fra sporchi panni.

Poi quell’orrore trovò la sua fine e con tutti gli altri finii di soffrire, lungo quel campo io feci ritorno,

senza la mamma ma pieno d’orgoglio.

L’orgoglio vero di un bimbo segnato, sopravvissuto ad un mondo malato, ancora la mamma la vedo lassù

ma io da allora non gioco più.

Segue la declamazione del componimento, a cura di Marco Pilone.


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