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Riti pasquali tranesi: un cammino eucaristico tra fede e identità

La Settimana Santa è quel momento dell’anno in cui la Chiesa celebra la passione, morte e resurrezione di Gesù. Innestati nell’identità locale, i riti della pietà popolare rappresentano un valido sostegno per comprendere meglio le verità del mistero pasquale. Se dovessimo riassumere l’intero ciclo di usanze tranesi che si svolgono nei giorni santi, esse risulterebbero un canale privilegiato per tornare alla presenza viva di Gesù nel pane dell’altare.

Il Giovedì santo si celebra l’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio ministeriale e, a seguito della Missa in Coena Domini, durante la quale si ripete il gesto simbolico della lavanda dei piedi, l’intera cittadinanza si riversa per le strade, intrecciando consuetudini dedite alla preghiera che culminano nella cosiddetta “visita alle chiese”. Oltre alla Cattedrale, alle parrocchie e ai santuari, spiccano alcuni luoghi simbolo che illuminano un’atmosfera fatta di penombra, profondamente coinvolgente, che dà vita a una sorta di itinerario tipicamente nostro e che, da sempre, si trasforma in un cammino identitario, espressione di appartenenza alla propria storia e ai propri affetti. I più piccoli, insieme ai familiari, vengono accompagnati alla scoperta dei culti in una sera davvero speciale che, permeata di sacralità, sembra quasi svolgersi in compagnia del Signore nelle ultime ore della sua vita terrena. Ciò che si vive non è una semplice manifestazione folkloristica o turistica, bensì una testimonianza di fede, appresa e coltivata fin dall’ambito domestico, nei racconti ascoltati da bambini tra le braccia delle proprie madri.

Oltre all’adorazione presso i repositori (detti popolarmente “sepolcri”), i tranesi vivono un primo richiamo al Santissimo Sacramento che si sprigiona da due luoghi: Sant’Andrea e la chiesetta del Santissimo Salvatore. Entrambi custodiscono e tramandano un evento straordinario, risalente al 1470, per opera di Anselmo e Giovanni Adorno. I due siti raccontano come un avvenimento particolare sia divenuto un dono di grazia, quasi a ricordare che, nel dubbio, nell’incertezza e nella debolezza, Dio non condanna, ma dona amore in abbondanza. È un segno che, a distanza di secoli, continua a parlare di Eucaristia, offrendo conforto attraverso la misericordia e il perdono verso le fragilità umane, come quelle che coinvolsero «una donna molto semplice della città che, senza cattiva intenzione, ma per sola ignoranza, tentando di cuocere un’ostia consacrata, la vide trasformarsi immediatamente in un pezzo di carne che si conserva ancora oggi». Il richiamo dei fedeli, comprese le confraternite, è straordinario, quasi a indicare soste imprescindibili che nessun tempo, né ideologico né meteorologico, potrà mai ostacolare.

Alle prime ore del Venerdì santo, dalla rettoria di Santa Teresa prende avvio un corteo penitenziale dell’Arciconfraternita della Santissima Addolorata, esistente fin dal 1731. Anche questo rito rappresenta un esercizio eucaristico per la sua unicità: la sosta presso il Ss. Sacramento, custodito nei repositori. Di chiesa in chiesa si svolge l’adorazione, accompagnata dalla lettura dei brani evangelici. Il simulacro ligneo della Madonna è simbolicamente posto dinanzi alla presenza viva, come a ricordare la costanza di Maria in ogni momento della vita del Figlio, specie in prossimità della sua crocifissione e morte. Da alcuni anni è particolare e toccante la sosta presso la Casa circondariale femminile, per permettere anche alle ospiti e alle suore della carità di ricevere conforto: una sorta di carezza materna che incoraggia a riprendere il cammino della vita, nonostante gli errori del passato.

In serata, dopo l’adorazione della Croce, dalla Cattedrale prende avvio l’ultimo momento: la processione penitenziale, detta dei Misteri. Il significato del corteo è profondamente rilevante e anch’esso richiama il mistero eucaristico. Di competenza dell’Arciconfraternita dei Bianchi, testimoniata già dal 1494, il rito di penitenza vuole anche esprimere una richiesta di perdono per quanto accaduto verso l’ostia consacrata, poi diventata carne. Durante il percorso nel centro storico, il corteo sosta in via Mario Pagano, nei pressi dei due luoghi già menzionati. Autorizzato fin dal 1572 con Diploma dell’arcivescovo Angelo Orobona, questo rito è reso unico dalla presenza dell’Arcivescovo e dell’Amministrazione civica, che presiedono le funzioni nella Chiesa grande sin dal Giovedì santo. Fino alla fine degli anni ’80, inoltre, un’urna d’argento veniva portata a spalla da quattro sacerdoti scalzi. Dal ‘600, il momento è impreziosito dalle immagini della Passione, anch’esse condotte da confratelli a piedi nudi. Ancora oggi, al collo dell’Arcivescovo, del Sindaco e del Priore del sodalizio è posta la chiave dell’urna, donata dall’arcivescovo Leo nel ‘35, custodita e utilizzata come repositorio in Cattedrale: un simbolo della custodia che lega profondamente Trani all’Eucaristia, soprattutto attraverso il segno prodigioso.

Ogni anno questi riti ci richiamano, o semplicemente ci incuriosiscono, ma conducono tutti verso un’unica persona: Gesù. Si può affermare, in conclusione, che l’esperienza del credente necessita anche di segni e sostegni che fungano da incoraggiamento e aiutino a ritrovare l’orientamento nella vita. E per noi tranesi questi giorni possano, anche quest’anno, farci riscoprire e tramandare valori che ci appartengono, perché sono parte della nostra identità e, se custoditi, studiati, compresi e trasmessi, diventano motivo di orgoglio per l’intera comunità ancora una volta legata alle cose di Dio.

Alfredo Cavalieri


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