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Comunali, Monopoli (Pd): «Sanità? Meno burocrazia, più risposte ai cittadini»

«La sanità può funzionare meglio: non dobbiamo rassegnarci alle difficoltà». Con queste parole il dottor Giovanni Monopoli, medico di lunga esperienza sul territorio tranese e candidato al consiglio comunale nelle fila del Partito democratico, ha aperto ieri sera la propria campagna elettorale nella sede del comitato elettorale del candidato sindaco Marco Galiano, alla presenza dell'assessore regionale Debora Ciliento e del consigliere regionale Giovanni Vurchio. Il tema scelto per l'occasione è quello più sentito dai cittadini: la sanità territoriale, con le sue lunghe attese e i suoi percorsi spesso labirintici.

Dottor Monopoli, tutti parlano di sanità. Ma qual è il problema vero a Trani?

«Guardi, il problema vero non è che mancano completamente i servizi. A Trani il Pta c'è, e dentro ci sono anche realtà importanti. Il problema è che spesso questi servizi non comunicano tra loro e non sono organizzati in modo da accompagnare davvero il cittadino. E alla fine succede quello che tutti conosciamo: tempi lunghi, difficoltà a prenotare, percorsi complicati».

Quindi il problema non è solo medico?

«Assolutamente no. La sanità non è solo una questione clinica, è soprattutto una questione organizzativa. Quando un cittadino deve tornare più volte dal medico solo per questioni burocratiche, quando non riesce a capire dove andare, quando aspetta mesi per un esame, non è un problema del singolo medico. È il sistema che non funziona come dovrebbe».

Le liste d'attesa sono il tema più sentito. Si possono davvero ridurre?

«Sì, ma bisogna dire la verità: non esiste una soluzione semplice. Le liste d'attesa dipendono da tanti fattori, dall'aumento della domanda all'invecchiamento della popolazione, dall'organizzazione delle agende alla gestione dei controlli. Se non affrontiamo tutte queste cose insieme, il problema resta».

E la sua proposta qual è?

«La proposta è molto concreta: far funzionare davvero la sanità territoriale. Significa trasformare quello che già esiste in un sistema più organizzato. Non servono grandi opere. Serve fare meglio quello che già abbiamo».

In che modo?

«Con alcune scelte precise. Rendere più chiari i percorsi per i cittadini, ridurre i passaggi inutili tra medico, Cup e specialisti, organizzare meglio le agende, programmare i controlli senza far ripartire ogni volta da capo. Oggi spesso il cittadino si arrangia. Domani deve essere il sistema ad accompagnarlo».

Che ruolo hanno i medici di famiglia in questo cambiamento?

«Un ruolo fondamentale. Il medico di famiglia è il primo riferimento per il cittadino, ma oggi lavora spesso dentro un sistema che lo costringe a fare anche da intermediario burocratico. Questo deve cambiare. I medici devono essere messi nelle condizioni di lavorare in modo più integrato, di condividere percorsi e di collaborare con gli altri servizi. È così che si migliora davvero l'assistenza».

Si parla anche di portare più esami direttamente sul territorio. È possibile?

«Sì, ed è una delle chiavi. Molti esami di primo livello possono essere effettuati direttamente sul territorio, senza passare per percorsi lunghi e complicati. Questo significa meno attese, meno passaggi, risposte più rapide».

E per gli anziani o chi non può muoversi?

«Anche qui possiamo fare molto di più. Oggi abbiamo strumenti come la telemedicina che permettono di seguire i pazienti anche da casa. Non è il futuro, è qualcosa che possiamo iniziare a fare subito».

C'è però chi obietta che queste materie spettano alla Asl e alla Regione, non al Comune.

«È vero che la gestione della sanità è di altri livelli. Ma il Comune non può stare fermo. Deve portare le esigenze dei cittadini ai tavoli giusti, deve proporre soluzioni, deve farsi parte attiva. Io questo voglio fare».

Lei ha lavorato per tanti anni sul territorio. Cosa è cambiato davvero?

«È cambiato tanto. Ho visto quando c'era l'ospedale, ho visto la sua chiusura, e ho visto nascere il Pta. Ma soprattutto ho visto una cosa: i cittadini hanno ancora bisogno di sentirsi seguiti. E oggi questo bisogno non è sempre soddisfatto».

Perché ha deciso di candidarsi?

«Perché dopo tanti anni di lavoro, credo che non basti più limitarsi a gestire i problemi nel proprio ambulatorio. Serve provare a migliorare il sistema. Non con slogan, ma con idee concrete».

Il messaggio finale ai cittadini?

«La sanità può funzionare meglio. Non dobbiamo rassegnarci alle difficoltà. Se organizziamo bene quello che abbiamo, possiamo dare risposte più rapide, più semplici e più vicine alle persone. Ed è questo su cui voglio lavorare».

Articolo pubbliredazionale


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