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Quarantasei anni fa la morte di Alfredo Albanese: lunedì commemorazione a Trani

Un agguato spietato, all'alba di un lunedì mattina, pose fine alla vita di Alfredo Albanese, 33 anni, commissario capo della Polizia di Stato, tranese di nascita e veneziano d'adozione, che a Mestre stava conducendo alcune delle indagini più delicate dell'Italia degli anni di piombo. Era il 12 maggio 1980, quarantasei anni fa oggi.

L'UOMO E IL FUNZIONARIO

Alfredo Albanese era nato a Trani il 9 gennaio 1947. Conseguita la laurea in giurisprudenza all'Università di Bari nel 1971, trascorse una breve esperienza come segretario comunale a Candia Canavese prima di intraprendere la carriera che avrebbe segnato e concluso la sua esistenza. Nel 1975 entrò nell'Amministrazione della Pubblica Sicurezza e nell'aprile dello stesso anno prese servizio presso la Questura di Venezia, città che lo avrebbe accolto fino all'ultimo giorno della sua vita.

Nel 1977 gli fu affidata la dirigenza del Terzo Distretto di Polizia di Mestre. Fu una nomina che lo pose al centro di un territorio complesso, nel pieno degli anni più bui della strategia della tensione. Nel 1979 venne trasferito alla Digos della Questura veneziana, dove assunse la guida della sezione Antiterrorismo. Nel dicembre dello stesso anno fu promosso commissario capo.

LE INDAGINI E L'AGGUATO

Al momento della sua morte, Albanese era impegnato in un'inchiesta di primaria importanza: stava cercando gli autori dell'omicidio di Sergio Gori, vicepresidente della Montedison di Marghera, ucciso per mano terroristica il 29 gennaio 1980. Un'indagine destinata ad allargarsi, che implicava traffici d'armi e il coinvolgimento di ambienti della sinistra militante, e che lo aveva condotto a lavorare in stretta collaborazione con il giudice Calogero e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

La mattina del 12 maggio 1980, poco dopo essere uscito di casa, all'incrocio tra via Rielta e via Comelico a Mestre, un numeroso commando delle Brigate Rosse lo affrontò e lo crivellò di colpi. Albanese reagì con la pistola in dotazione, ma i proiettili lo raggiunsero in modo letale. Morì durante il trasporto al Policlinico Umberto I. Lasciò la moglie Teresa Friggione, che attendeva il loro primo figlio.

LA MEMORIA E IL RICONOSCIMENTO

Gli autori dell'assassinio furono successivamente individuati e arrestati: le indagini portarono alla scoperta dei loro covi nei comuni di Jesolo e di Udine. L'8 maggio 1981 ad Alfredo Albanese fu conferita la medaglia d'oro al valor civile alla memoria, con questa motivazione: «Funzionario di Polizia, si distingueva per la sua incessante ed efficace attività volta ad identificare ed assicurare alla Giustizia appartenenti ad organizzazioni eversive. Raggiunto da numerosi colpi d'arma da fuoco in un vile agguato, tesogli da terroristi, reagiva con la pistola in dotazione ma, ferito mortalmente, sacrificava la vita ai più nobili ideali di giustizia ed assoluta dedizione al dovere. Mestre (Ve), 12 maggio 1980».

La caserma che ospita la Questura di Venezia porta oggi il suo nome. Ogni anno, il 12 maggio, si tengono cerimonie commemorative sia a Venezia che a Trani, dove la vedova Teresa Friggione è spesso presente insieme alle autorità civili, militari e religiose. L'anno scorso, nel quarantacinquesimo anniversario, la deposizione della corona al cimitero di Trani vide la partecipazione del questore della provincia Bat, del sindaco Amedeo Bottaro e di rappresentanti dell'Associazione Nazionale della Polizia di Stato.

TRANI E IL DOVERE DELLA MEMORIA

La città natale ha nel tempo vissuto un rapporto non sempre lineare con il ricordo del suo figlio più illustre tra le vittime del terrorismo. Non sono mancate, nel corso degli anni, le voci di chi ha lamentato un'attenzione discontinua da parte delle istituzioni locali, a fronte di una presenza costante e sentita delle cerimonie veneziane. Eppure il nome di Alfredo Albanese resta scolpito nella storia di Trani, di Mestre e dell'Italia che, in quegli anni bui, pagò un prezzo altissimo in vite umane per difendere lo Stato di diritto. Un prezzo che, a quarantasei anni di distanza, non può e non deve essere dimenticato. 

Lunedì prossimo è in programma una commemorazione. Si attendono luogo ed orario.


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