Fra i 72 indagati dell'inchiesta «Ground water» della Procura di Trani figura anche un operatore economico tranese, CG. L'indagine, coordinata dalla Guardia costiera, ha portato al sequestro di 17 aziende e beni per circa 150 milioni di euro nell'area industriale di Molfetta, dove sarebbero stati sversati per anni nella falda reflui industriali contenenti metalli pesanti e sostanze potenzialmente cancerogene, con valori fino a diecimila volte oltre i limiti di legge.
Secondo gli investigatori, le aziende avrebbero scaricato abusivamente nella rete fognaria del Consorzio Asi reflui contaminati da nichel, piombo, arsenico, cromo e altri agenti inquinanti, poi convogliati in undici pozzi disperdenti senza alcun trattamento. La Procura contesta, a vario titolo, i reati di scarico illecito di reflui industriali e disastro ambientale colposo.
Tra gli indagati figurano ex vertici e dirigenti del Consorzio Asi di Bari e della sua partecipata Asi Spa. L'inchiesta, avviata nel 2023 dal gruppo specializzato in reati ambientali della Procura di Trani, ha coinvolto oltre 150 militari e consulenti tecnici.
Il procuratore Renato Nitti ha parlato di un danno ormai irreversibile alla falda acquifera: «Non disponiamo di tecnologie idonee per la bonifica. L'unica possibilità è bloccare la sorgente primaria». Restano aperti anche gli accertamenti sulle eventuali conseguenze per la salute pubblica, poiché le acque contaminate sarebbero utilizzate da privati per scopi irrigui e domestici.

