Sono trascorsi venticinque anni da quel 12 luglio 2001 in cui la Puglia perse uno dei suoi figli innocenti. aveva appena 15 anni quando la violenza mafiosa gli strappò la vita, trasformando la sua storia in uno dei simboli più forti della lotta alla criminalità organizzata.
Da allora i suoi genitori hanno scelto di trasformare un dolore inimmaginabile in una missione di vita. Attraverso incontri nelle scuole, nelle associazioni e nelle istituzioni, continuano a portare la loro testimonianza affinché il sacrificio di Michele non venga dimenticato e diventi un esempio di coraggio, responsabilità e impegno civile.
Anche a Trani, in diverse occasioni, hanno incontrato gli studenti, condividendo il loro dolore e il loro messaggio di speranza. Con parole semplici, ma profondamente incisive, hanno invitato i giovani a scegliere sempre la strada della legalità, ricordando che la mafia si combatte prima di tutto con la cultura, con il rispetto delle regole e con il coraggio di non restare indifferenti. La loro non è soltanto la storia di una famiglia che ha perso un figlio. È il racconto di una rinascita civile,di un impegno quotidiano che negli anni ha contribuito a formare migliaia di coscienze. Ogni incontro rappresenta un invito a non voltarsi dall'altra parte e a difendere i valori della giustizia e della libertà.
Oggi Michele avrebbe 41 anni. Forse avrebbe costruito una famiglia, avrebbe avuto dei figli, un lavoro, dei sogni da realizzare. Un futuro che la criminalità gli ha negato, ma che continua a vivere nel ricordo di chi, ogni giorno, sceglie di portare avanti il suo esempio.
A venticinque anni da quella tragica giornata, il messaggio dei genitori di Michele Fazio resta più attuale che mai: la memoria non è un esercizio del passato, ma un impegno verso il futuro. Perché solo una comunità che educa i propri giovani alla legalità può impedire che altre vite innocenti vengano spezzate dalla violenza mafiosa.
Foto: Spettacolo teatro Garibaldi Bisceglie
Cinzia Montedoro
