«Il carcere non deve essere soltanto un luogo di punizione, ma anche di riabilitazione. E senza telefonini si riscoprono cultura e lettura». È il messaggio lanciato dal regista salentino Edoardo Winspeare al termine dell'incontro odierno con le detenute della casa circondariale femminile di Trani, organizzato dal festival «Del racconto, il film» nell'ambito del Driffest 2026, dove è stato presentato il film «Vita mia», insieme agli attori Celeste Casciaro e Franco Ferrante.
Winspeare ha definito il carcere «un luogo speciale, nel quale è possibile imparare dalle persone detenute anziché limitarsi a giudicarle». Il regista ha ricordato le esperienze maturate negli istituti penitenziari di Lecce e Borgo San Nicola, da cui nacque anche il film «La vita in comune», ispirato a detenuti che scoprirono la fede e la passione per la letteratura.
Parlando del significato della pena, ha sostenuto che il carcere dovrebbe favorire il recupero delle persone, pur evitando facili retoriche sul «riscatto». E raccontato di avere incontrato detenuti molto appassionati alla lettura, dai codici necessari per i procedimenti giudiziari ai libri, osservando che l'assenza dei telefonini contribuisce a stimolare curiosità e interesse per la cultura.
In chiusura, Winspeare ha rivolto lo sguardo alla situazione del cinema italiano, definita complessa dopo la riduzione dei finanziamenti ministeriali, ma ha ribadito che proprio con risorse limitate è spesso possibile realizzare i lavori migliori, puntando su libertà creativa, sostegno delle film commission, sponsor e realtà locali.
